giovedì 17 dicembre 2009

L' ULTIMA ECLISSI



[Dolores Claiborne, USA, 1995, Drammatico, durata 130'] Regia di Taylor Hackford
Con Kathy Bates, Jennifer Jason Leigh, Christopher Plummer, David Strathairn

"Dolores Claiborne (Kathy Bates) lavora da ventidue anni come domestica presso l'aristocratica Vera Donovan. La ricca signora è pignola e sempre pronta a rendere la vita impossibile alla povera Dolores, ma un giorno muore e della sua morte viene naturalmente accusata la domestica, dal cui passato riemerge, tra l'altro, il mai chiarito mistero della morte del marito. Torna anche la figlia Selena e, insieme con lei, Dolores ricorderà i capitoli più oscuri della sua vita." (FILM TV)

Il confronto con gli scritti di Stephen King non è mai semplice, perché se da un lato si ha a che fare con un grande romanziere, geniale nelle idee di base della sua opera, notevole nella descrizione e approfondimento dei personaggi, ma abbastanza banale nella chiusura delle sue storie, laddove sorge la necessità di tirare le somme del "discorso"; dall'altro, grandi autori hanno attinto dall'opera del maestro di Portland, ma ne hanno modificato e personalizzato le idee originarie, talvolta riuscendo addirittura ad andare oltre (Kubrick, De Palma). Quando invece ci si approccia a King soltanto col mestiere, con una sceneggiatura non "manipolata", diretta conseguenza di uno scritto, il risultato è sempre insoddisfacente perché dall'idea geniale, si ottiene un personaggio notevole che va a "sgonfiarsi" in una resa banale. Taylor Hackford, non sfugge a questo teorema, realizza il compitino di sfruttare un'ottima idea (Dolores è colpevole di entrambi gli omicidi o soltanto di uno? O è una innocente perseguitata? E il suo carattere è un movente? O una reazione al mondo? E' carnefice di un segugio che sembra non mollare mai o vittima di una persecuzione dovuta a un fallimento?) per una grandissima interprete ( Kathy Bates non tradisce mai, divenendo quasi un personaggio obbligatorio per un film tratto da King), in un contesto banale (l'aguzzino di Dolores è abbozzato manco fossimo in presenza di una comparsa e non con l'origine di tutto, l'interrogatorio finale è una scena di tale impersonalità e mancanza di polso da immalinconire per un progetto che meritava conclusione diversa, l'eclissi del titolo sembra una incombenza da espletare come corollario). JOKERICO 5

lunedì 14 dicembre 2009

TROPA DE ELITE


[Tropa de Elite, Brasile, 2007, Azione, durata 115'] Regia di José Padilha
Con Wagner Moura, Caio Junqueira, André Ramiro, Milhem Cortaz, Luiz Gonzaga de Almeida, Fernanda de Freitas, Bruno Delia, Marcelo Escorel, André Felipe, Thelmo Fernandes

"Rio De Janeiro 1997. Qualche mese prima della visita del Papa in Brasile. Il capitano Nascimento è un membro del Bope, la squadra speciale di 100 uomini nata a Rio per combattere i narcotrafficanti nelle favelas e impedire che la polizia comune, corrotta fino al midollo, lasci la città in balìa di se stessa. Nascimento è stanco di questa vita sempre al limite, ed ora che sta per diventare padre ha deciso di lasciare. Non prima, però, di aver trovato un sostituto all'altezza. I candidati più quotati sembrano essere le reclute Matias e Neto, proprio i due che Nascimento ha appena salvato dai guai durante una pericolosa incursione nelle favelas. Ora si tratta solo di scegliere. Un compito che si rivelerà per lui drammaticamente semplice." (mymovies.it)


Lo scheletro del film sono i tre piani di interesse della sceneggiatura: il Bope, l'addestramento di Matias e Neto, e le favelas brasiliane. L'approccio a questi tre piani è molto diverso e di conseguenza la riuscita del film risente di questa scelta. L'addestramento dei due protagonisti è seguito con cura e passione, alcune scene di umiliazione vanno al di là di FULL METAL JACKET, ma sono funzionali allo spirito di un corpo militare parafascista che richiede un giuramento di fede più che di appartenenza, ci si spoglia di umanità per divenire membri di una setta statale (illuminante è la scena della sepoltura, dove sulla bara viene posta la bandiera brasiliana e su di questa, la bandiera del Bope, il segno distintivo di una vita e oltre). La promozione a membri del corpo militare rappresenta l'ingresso in guerra, il regista e gli autori non lesinano in descrizioni di interventi violenti, torture, omicidi, ma proprio su questo aspetto cominciano a comparire le prime crepe nella solida struttura. L'oggettività si dirada, le (re)azioni del Bope pur se ingiustificabili, divengono necessarie e uniche risposte ad un potere costituito da mercanti di morte e assassini. Tutto diviene relativo, dunque tutto legittimo, persino il ritratto delle favelas come covo esclusivo della feccia "brasiliana", senza alcuna distinzione tra povertà e illegalità. Alle favelas è lasciato il ruolo di campo di battaglia, della situazione di molte povere famiglie che nulla posseggono se non un baracca e che lo Stato ha abbandonato ai margini di una metropoli, non vi è traccia; la legge è il Bope, ma la giustizia? JOKERICO 7

sabato 12 dicembre 2009

JENNIFER'S BODY


[Jennifer's Body, USA, 2009, Commedia, durata 102'] Regia di Karyn Kusama
Con Megan Fox, Amanda Seyfried, Johnny Simmons, Adam Brody, J.K. Simmons, Amy Sedaris, Chris Pratt, Juno Ruddell, Kyle Gallner, Cynthia Stevenson

"Rinchiusa nella cella d’isolamento di un istituto psichiatrico, la giovane Needy, ricorda come tutto è cominciato, a Devil’s Kettle, la cittadina di provincia dove abitava. Si parte quindi con un lungo flashback che costituisce il corpo del film: Needy è amicissima di Jennifer, la bomba sexy della scuola. Benché fidanzata con Chip, il classico bravo ragazzo, la poco appariscente Needy è preda di una sconfinata ammirazione per Jennifer, tanto da esserne sostanzialmente succube. Al Melody Lane, un localaccio, Jennifer è attratta da Nikolai, cantante di una sconosciuta rock band, i Low Shoulder. Uno strano e furibondo incendio si sviluppa mentre la band suona: è un massacro, ma Needy conduce in salvo Jennifer. Per poco, però. Sotto lo sguardo sconcertato di Needy, Jennifer se la svigna col disinvolto Nikolai. Quando Needy, tornata a casa, si ritrova di fronte l’amica coperta di sangue e affamata di carne cruda, sospetta che qualcosa di brutto sia successo. Quando Jennifer le vomita addosso un geyser di sangue, ne ha la certezza. Il giorno dopo tutto sembra normale, compresa Jennifer, ma Needy sa che non è così. Gli omicidi cominciano: a commetterli è Jennifer, che prima seduce e poi, in versione mostruosa, ammazza." (mymovies.it)

Chiaramente vedere questo JENNIFER'S BODY senza aver visto JUNO o ignorando la scrittura di Diablo Cody, potrebbe provocare orticarie. La trama è davvero una fesseria colossale e con un leggero impegno in più (anziché puntare sulle "specifiche" della sceneggiatrice), si sarebbe forse raggiunto il livello delle sottotrame o almeno l'acidità di alcune battute. A voler tirare le somme, gli unici apprezzamenti sono per i cocktail 11/09 coi colori della bandiera americana, che se agitato diviene marrone; per il gruppo rock Low Shoulder, per il loro rito satanico scaricato da internet, per il loro successo "di eroi della patria" e soprattutto per il finto reportage che li riguarda nei titoli di coda. Non c'è molto altro da dire, nulla di quella pruderie fraintesa fra trailer e foto "rubate" di scena, nulla la presenza di Megan Fox che continua ad essere esposta come mostro di bellezza fuori dal comune, ma mai come attrice, nulla la possibilità di sfruttare una festa da ballo "collegiale" nel ricordo di CARRIE, nulla di una tensione pulsante horror che poteva surrogare almeno alla mancanza di idee originali, nulla che l'incessante colonna sonora non possa coprire. JOKERICO 5

lunedì 7 dicembre 2009

MOON


[Moon , Gran Bretagna, 2009, Fantascienza, durata 97'] Regia di Duncan Jones
Con Matt Berry, Robin Chalk, Dominique McElligott, Sam Rockwell, Kaya Scodelario, Kevin Spacey, Malcolm Stewart, Benedict Wong

"Sam Bell è vicino al termine del suo contratto con la Lunar dopo essere stato suo impiegato fedele per tre lunghi anni passati alla Selene, una base lunare in cui ha vissuto da solo, estraendo l'Helium 3, un prezioso gas che potrebbe risolvere il problema energetico della terra. Isolato, determinato e costante, Sam ha seguito le regole della base con rigore e il tempo è passato lentamente e senza eventi; inoltre, la solitudine gli ha offerto tempo per riflettere sul suo passato e per lavorare sul suo temperamento irascibile. Ma due settimane prima della partenza Sam comincia a vedere e sentire delle "cose" e ad avvertire strani sentimenti, un'operazione di routine va storta e Sam comincia a sospettare che la Lunar abbia dei piani molto originali per la sua sostituzione e per il suo imminente rientro." (FILM TV)


Un piccolo film con un'idea straordinaria: portare nel futuro l'idiozia sparagnina delle multinazionali (sfruttando i progressi scientifici e genetici) e la cialtronaggine del credo: spendere poco per guadagnare parecchio. Basterebbe solo questa idea a far di MOON un grande film, ma le sue qualità vanno anche oltre. Le riflessioni sulla solitudine non sono mai banali; la scoperta di un futuro e un passato falsi, fini a loro stessi, sono la morte dell'individuo, che però, nonostante l'annullamento del proprio essere, continua a lottare per la vita, sua e di una popolazione che come sempre ignora, abbindolata dalle ciance del potere, pronto a classificare il debole o come folle o come un immigrato. A lucidare la perla si aggiunga, quel gran bel vedere che sono le interpretazioni di Sam Rockwell, la scena magistrale della Terra vista dalla Luna come un miraggio o come una realtà distante pochi chilometri e un ricordo lontano e mai sbiadito delle ambientazioni di 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO (finalmente citazioni non offensive o pretestuose). Peccato solamente per l'incoerenza narrativa rappresentata dal computer Gerty, il solo buco nero del film, una macchina dai comportamenti inspiegabili, che comunica con la terra tradendo Sam, ma tradisce la multinazionale rivelando segreti; si oppone ma cede agli ordini, sa cosa sta per accadere e non farebbe nulla, insomma un coprotagonista incongruente. JOKERICO 7

domenica 6 dicembre 2009

CADO DALLE NUBI


[ Italia, 2009, Commedia, durata 114'] Regia di Gennaro Nunziante
Con
Checco Zalone, Dino Abbrescia, Fabio Troiano, Giulia Michelini, Raul Cremona, Gigi Angelillo

"Checco sogna da sempre di diventare un cantante; la sua ragazza, stufa di aspettare che faccia qualcosa di concreto, lo lascia. Rimasto solo e deciso a giocare le carte del suo talento, Checco si trasferisce dal suo paesino della Puglia a Milano, dove s'innamora di Marika, figlia di un accanito leghista, e tenta di sfondare nel mondo della musica presentandosi a dozzine di provini." (FILM TV)

Solita storia italiana quella di costruire un "film" attorno al personaggio emergente, vuoi che siano i Costantino e Daniele di passaggio, vuoi un comico a turno dello Zelig. Credevo che i progressi di Ficarra&Picone potessero influenzare benevolmente le pellicole di tale filone e due sequenze di CADO DALLE NUBI risentono positivamente di questo corso; quando un po' di sana cattiveria fa capolino in territorio leghista e l'ormai "mitica" ampolla si mesce col piscio o nel "rifiuto" delle orecchiette da parte di un irresistibile Marescotti, vittima della sua normalità "nordista", a confronto con la follia dell'alieno Zalone, del suo lavoro e dei suoi certificati di malattia. Sono picchi di un film assolutamente nella norma mediocre del genere: la storiella d'amore, gli omosessuali, il candido che con la sua bontà otterrà tutto. Checco Zalone non è necessario al film, è una cornice col suo dialetto e la parlantina tipo Frassica arboriano, Giulia Michelini è una figurina bellissima e inconsistente, insomma meglio Zelig. JOKERICO 5

sabato 5 dicembre 2009

DORIAN GRAY


[Dorian Gray, Gran Bretagna, 2009, Drammatico, durata 113'] Regia di Oliver Parker
Con Colin Firth, Ben Barnes, Rachel Hurd-Wood, Rebecca Hall, Emilia Fox, Ben Chaplin, Fiona Shaw, Caroline Goodall, Jo Woodcock, Maryam D'Abo

"Nella Londra Vittoriana arriva Dorian Gray, un giovane uomo di straordinaria bellezza e nobiltà. Sensibile e impressionabile, Dorian viene molto presto coinvolto e trascinato nel vortice della mondanità dal carismatico Lord Wotton, incallito fedifrago sposato a Lady Victoria. Colpito dal suo bel sembiante, il pittore Basil Hallward lo cattura nei colori e sulla tela. Il giorno dell'inaugurazione del ritratto, Dorian pronuncia un giuramento e il desiderio di restare giovane per sempre. Conteso dall'interesse di Lord Wotton e dall'amore di Hallward, Dorian dissipa la sua eterna e giovane vita tra bordelli e teatri, libertinaggio sfrenato e promesse di matrimonio, prostitute consumate e spose ripudiate, senza che il suo volto patisca il segno del vizio. A sfigurarsi e a insozzarsi è la sua anima, incorniciata e fissata sulle pareti di una casa troppo grande. Spaventato dal deperimento del ritratto, Dorian lo ripone in soffitta, lontano dallo sguardo dei gentiluomini e delle nobildonne che affollano insaziabili la sua esistenza e i suoi salotti. Mentre il tempo scorre e appassisce i volti e le volontà dei suoi amici, Dorian resta fedele alla sua bellezza e al suo diabolico patto. Soltanto l'amore per la figlia di Henry Wotton potrà redimerlo e annullare i malefici effetti del maligno." (mymovies)

Troppo facile scrivere che Oscar Wilde è un'altra cosa, ma forse non era esagerato attendersi almeno un esito decente. Il materiale nelle mani di Oliver Parker e Toby Finlay (sceneggiatore), è di quelli preziosi, uno dei brillanti più luminosi da far risplendere nelle mani di veri artisti. Cosa sarebbe stato, fra le grinfie di grandi coscienze cinematografiche, il confronto, i faccia a faccia con il dipinto? La discesa negli inferi del piacere e della lussuria? Il contrasto tra una nazione in guerra e i costumi dissoluti della nobiltà inglese? Il travaglio di chi scopre l'infelicità, in ciò che tutti desidererebbero? Il desiderio di invecchiare e morire, però dopo aver vissuto il tempo di mille vite e non conoscere più esperienze? L'amore omosessuale improvviso, impossibile e mortifero? L'attesa di un fratello dinanzi alla lapide della sorella, finalmente la possibilità di uccidere il responsabile della sua morte e infine confondersi per follia o reale follia? Ebbene tutto questo nel film non c'è. Ci sono invece effetti digitali risibili, ci sono soggettive del dipinto da mani nei capelli, attori in grado forse di sostenere una fotografia (Ben Barnes) e bravi attori relegati a pronunciare epigrammi (Colin Firth), ci sono orge degne di uno scandaloso film della Disney, c'è un finale scellerato, ma c'è soprattutto una superficialità allarmante nei confronti di un testo che è tutt'altro rispetto a tale rappresentazione cinematografica. JOKERICO 5

mercoledì 2 dicembre 2009

LA FELICITA' PORTA FORTUNA


[Happy-Go-Lucky, Gran Bretagna, 2008, Drammatico, durata 118'] Regia di Mike Leigh
Con
Sally Hawkins, Alexis Zegerman, Andrea Riseborough, Samuel Roukin, Sinead Matthews, Kate O'Flynn, Sarah Niles, Eddie Marsan, Joseph Kloska, Sylvestra Le Touzel

"Londra non è solo pioggia e toni cupi ma ha anche un lato solare e colorato, quello rappresentato alla perfezione da Pauline, una giovane maestra elementare che solo a guardarla mette allegria. Poppy, così la chiamano tutti, è uno spirito libero, ama i vestiti kitsch e vive con l’amica del cuore, anche lei insegnante, in un piccolo delizioso appartamento nel nord della città. Passa le sue giornate preoccupandosi più del presente che del futuro e tra lezioni a scuola, lezioni di guida e lezioni di flamenco, Poppy ha raggiunto il perfetto equilibrio con se stessa e con gli altri. Non vive nelle fiabe ma tiene i piedi saldamente per terra senza mai perdere di vista la realtà, affrontando la vita quotidiana con un pizzico di ottimismo, con autoironia e spontaneità. Si sa, cuor leggero, Dio l'aiuta." (mymovies.it)

Un film lieve e leggero quanto la protagonista. Mike Leigh dipinge quasi un mondo fatato, dove c'è posto solo per il sorriso, l'amicizia, l'affetto e chi è al di fuori di questo universo non può che essere un folle. Tutto ruota attorno a Poppy e alla sua solarità, ogni rapporto prende vita dai suoi raggi, ogni avvenimento è comunque vittima della sua goia e anche il destino, che tenta di indebolirla, finirà con l'andare a sbattere contro questo muro di felicità. Il film sarebbe davvero una sciocchezza, una pellicola insensata e inutile, superficialmente affascinata dal microcosmo della protagonista, a volte fastidiosamente farsesca, senonché, tutto questo ottimismo, non si sa come ne perché avvolge e coinvolge; così se la storia d'amore passa in superficie quasi come dovuta, l'alterco con il soggetto della scuola guida, scuote. Sembra incredibile che un sorriso portato con così tanto orgoglio possa spegnersi, si prova quasi un bisogno ad intervenire e dunque a cancellare tutti i dubbi sull'esasperante buonumore della pellicola, ma il "muro" torna presto ad ergersi. Da Mike Leigh ci si aspetterebbe comunque ben altro. JOKERICO 6

lunedì 30 novembre 2009

LA PRIMA LINEA


[ Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, 2009, Azione, durata 96'] Regia di Renato De Maria
Con
Michele Alhaique, Francesca Cuttica, Awa Ly, Lucia Mascino, Giovanna Mezzogiorno, Fabrizio Rongione, Riccardo Scamarcio, Daniela Tusa

"Rovigo, 3 gennaio 1982. Sergio è il giovane fondatore dell'organizzazione armata di sinistra Prima Linea, attiva negli anni Settanta e dispersa negli Ottanta. Deciso ad assaltare il carcere in cui è detenuta da alcuni anni Susanna, compagna d'armi e d'amore, Sergio arruola un gruppo di ex "combattenti" per abbattere il muro di cinta della prigione e coprire l'evasione. Nel suo viaggio lungo il Polesine ripercorrerà la sua vita, dalla militanza alla lotta armata, fino alla clandestinità, ripassando nella testa i volti e gli (ultimi) sguardi di chi ha assassinato nel nome di uno slancio ribelle e utopico. Incarcerato ed esiliato nella sua individualità, Sergio "depone" le armi e dichiara le colpe che gli appartengono." (mymovies.it)

Renato De Maria dirige, i fratelli Dardenne impongono il marchio. Un marchio che va al di là della prestigiosa produzione, influenzando chiaramente scelte e stile. Il film non dà una visione degli anni Settanta, non approfondisce, non scruta, non analizza cause, motivazioni, risultati di quel periodo, non si apre neppure alla stessa organizzazione "Prima Linea", si concentra sul protagonista, Sergio, lo pedina; lui sì, viene scrutato a fondo. Motivazioni oggi incomprensibili, divengono quasi necessarie nel mondo ideale dei primi affiliati, e scorrono così le prime punizioni, ancora appoggiate dalla base operaia. Poi l'omicidio Moro, il passo indietro dell'organizzazione, e il vortice ormai inarrestabile: gli obiettivi divengono più importanti, cominciano gli omicidi, la base abbandona, restano dei nullafacenti con le armi senza più un credo, se non quello di poter vivere lontano dal carcere. Sulla storia di Prima Linea, la storia d'amore tra Sergio e Susanna, il vero motore del film, strutturato come un lungo flashback, prima dell'assalto al carcere di Rovigo per liberare l'amore della vita. Molte sono le cose buone della pellicola: la scelta di ridurre il campo della vicenda fa sì che allo stile Dardenne si aggiunga cuore e sentimento, così come l'avvicinarsi al carcere è un montare crescente di tensione e furia, al quale il canto a squarciagola delle detenute restituisce una poesia impossibile. Certo, rendere la confessione di Sergio il pretesto per un flashback nel flashback, ingorga la fluidità del film, fa perdere il peso delle parole, mette in difficoltà un attore che per una volta riesce ad essere corpo cinematografico, e non arriva ad una conclusione adeguata perché troppo finta. Meglio forse sarebbe stato concludere col materiale d'archivio di cui il film si fregia. JOKERICO 7

venerdì 27 novembre 2009

FORMULA PER UN DELITTO


[Murder by Numbers, USA, 2002, Thriller, durata 118'] Regia di Barbet Schroeder
Con Sandra Bullock, Ben Chaplin, Ryan Gosling, Michael Pitt, Chris Penn

"Il cadavere di una giovane donna viene trovato nel bosco di una cittadina costiera della California. L'indagine è affidata alla detective Cassie e al suo nuovo partner Sam. I primi indizi fanno pensare ad un casuale atto di violenza. La protagonista vuole scavare più a fondo. E finalmente arriva a due giovani, Richard e Justin, convinti che si possa commettere il delitto perfetto." (FILM TV)

Il film comincia con una bella scena, intrigante, misteriosa e prosegue nel disvelamento della follia dei personaggi in modo non banale, lasciando intuire potenzialità infinite nella sceneggiatura, con protagonisti fuori dal comune. Ma il delitto perfetto lo si compie ai danni del povero spettatore sognante. Ancora una volta siamo di fronte ad una poliziotta problematica col vizietto delle sveltine, del poliziotto buono e innamorato, e soprattutto di due coglioni dipinti da geni, che per un delitto perfetto ne combinano di ogni, dalle scarpe sporche al vomito sulla scena del crimine. Per incorniciare l'opera nel ridicolo, un bel finale con fondali "fintissimi" e, ormai, tanto comuni nel cinema americano, da imporre una domanda: possibile che le scogliere naturali siano state riprese tutte? O sono i registi a non saper renderle più spettacolari della realtà? JOKERICO 5

sabato 21 novembre 2009

NEW MOON


[The Twilight Saga: New Moon , Australia, 2009, Fantasy, durata 130'] Regia di Chris Weitz
Con
Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Dakota Fanning, Ashley Greene, Peter Facinelli, Elizabeth Reaser, Kellan Lutz, Nikki Reed, Jackson Rathbone, Bronson Pelletier

"Ultimo anno di liceo. Forks. Il giorno del suo diciottesimo compleanno Bella entra in crisi, poiché mentre lei è destinata ad invecchiare, Edward, l'innamorato vampiro, rimarrà per sempre un diciassettenne. Incapace di proteggerla dal dolore, il ragazzo lascia la cittadina insieme alla famiglia, chiedendole di non fare gesti sconsiderati e promettendole di non tornare. Bella, però, scopre che sfidando la sorte può rivederlo, anche solo per pochi secondi e, come se non bastasse, trova conforto nell'amico Jakob, che è un licantropo e dunque un nemico naturale e giurato dei vampiri." (mymovies.it)

Belle speranze: il lato oscuro della luna che cela il titolo del film, Bella ed Edward di fronte ad uno specchio, nel "loro" bosco, a confronto col futuro, col destino inevitabile di una relazione impossibile per natura, per rapporto mortalità-immortalità, soverchiata dal fardello della vecchiaia. Uno spunto reso in maniera non banale, per una conseguente resa banalissima. Un tema tanto potente, quanto carico di sviluppi, "muore" lì, anzi muore nella tristezza di Bella ogniqualvolta si fa parola dell'età, rendendolo abbastanza sciocco. In fondo però tutto il livello dello scritto, dei dialoghi è abbastanza sciocco, i protagonisti parlano per slogan, per massime (la temperatura corporea elevata del licantropo diventa: <>), la scoperta della doppia natura di Jacob procede a scatti senza alcuna fluidità (in fondo è un argomento da trattare come un fastidio visto che il vero protagonista è un altro), e di conseguenza gli attori non sembrano molto convinti delle loro parole; Pattinson ha la capacità di muovere solo le labbra, la Stewart il sopracciglio, e Lautner una spalla. Fortunatamente in soccorso giunge l'Italia, le sue meraviglie, i Vulturi e il film sembra risollevarsi con barocchismi rigeneranti, ma siamo alla goccia nel mare e dato che neppure gli effetti speciali sono granché, giustamente il finale viene lasciato in balìa del nulla e dell'incerto, o forse del certo ECLIPSE. JOKERICO 5

lunedì 16 novembre 2009

AMORE 14


[Amore 14 , Italia, 2009, Commedia, durata 95'] Regia di Federico Moccia
Con Riccardo Garrone, Pamela Villoresi, Pietro De Silva, Gianpiero Cognoli, Veronica Olivier, Giuseppe Maggio, Raniero Monaco Di Lapio, Andrea Maj Beretta, Daniele La Leggia, Leonardo Bugiantella

"Si chiama Carolina, per gli amici Caro: ha 14 anni e come tutte le sue coetanee il suo mondo gira intorno ai primi amori, alle amicizie, alle feste, alla scuola e al rapporto spesso difficile con i genitori. Al suo fianco ci sono le amiche del cuore, Alis e Clod, con le quali condivide i giorni e i sogni. Ci sono i primi baci rubati nella penombra del portone. C'è la scuola, due nonni meravigliosi e un fratello leggendario, Rusty James. E poi c'è l'amore, quello vero, che ha il nome di Massimiliano, incontrato in una libreria un pomeriggio di settembre." (FILM TV)


Già me lo immagino il soggetto di Moccia: "Caro si innamora di Massi, ma questo scompare, poi bacia Gibbo, poi bacia Lele, poi bacia il ragazzo con la fiatella, poi torna Massi e..." e ho detto tutto. Si potrebbe aggiungere che la protagonista ha una paresi facciale, un sorriso monocorde perenne (chiedo scusa all'innocente ragazzina, solamente un tramite di opinioni per il lavoro di Moccia), che Massi è un clone ebete di Scamarcio, che Rusty James favella e pontifica in slow-motion, ma non lo aggiungo. Invece prego, affinché un giorno qualcuno desti Moccia dal suo sonno della ragione e lo riporti sulla terra, visto che il "suo mondo reale" di quattordicenni si divide in belli e brutti, grassi e magri, ricchissimi e borghesi; forse tra i veri under 14 c'è anche un povero, un portatore di handicap, qualcuno che comincia a interessarsi di politica. In questo momento rivaluto alcune scelte di FAHRENHEIT 451. JOKERICO 5

sabato 14 novembre 2009

NEMICO PUBBLICO


[Public Enemies, USA, 2009, Biografico, durata 143'] Regia di Michael Mann
Con Christian Bale, Johnny Depp, Channing Tatum, Billy Crudup, Stephen Dorff, Emilie de Ravin, Leelee Sobieski, Marion Cotillard, Giovanni Ribisi, Rory Cochrane

"John Dillinger è un fuorilegge col vizio del baseball, del cinema e delle macchine veloci. A colpi di Thompson e a capo di una gang armata, rapina banche ed estingue i debiti degli americani impoveriti dalla (Grande) Depressione. Le sue fughe rocambolesche e temerarie gettano imbarazzo e sconforto sulle istituzioni e su Edgar Hoover, ambizioso direttore del Bureau of Investigation. Elegante ed impavido, Dillinger ha un proiettile sempre in canna e un cappotto per ogni occasione e per ogni signora, rapinata del suo cuore o rapita dal suo fascino. La sua nemesi, efficiente e laconica, ha il volto e il garbo "gable" di Melvin Purvis, determinato ad accomodarlo sulla sedia elettrica. Decimata la sua compagine di criminali e assediato dalla polizia, Dillinger sceglierà la via fatale (e letale) del cinema." (mymovies.it)


Ecco cosa diventa il digitale nelle mani di un regista immenso! Il primo impatto con NEMICO PUBBLICO è un effetto straniante di immediatezza, di iper realtà, di reportage di guerra, da vivere "dentro" la pellicola, "con" i personaggi (e la sparatoria nel cottage di notte, ad un palmo da Dillinger, ma in rispettosa genuflessione, è l'apice della resa estetica), poi l'ambientazione degli anni '30 ci "ridimensiona" ad una visione più convenzionale da spettatori affascinati; poichè non si può che rimanere abbagliati dalla prima fuga dal carcere, dalla corsa silenziosa nel bosco coi respiri a far da colonna sonora, dalle frequentazioni al cinema di Dillinger, dal finale necessariamente doloroso. Un film semplicemente unico, da vedere e rivedere, per comprendere le sottotrame apparentemente sacrificate alla mitologia del personaggio principale: Hoover e il suo utilizzo della stampa come gogna per i nemici o semplicemente per gli oppositori; Purvis e la sua inadeguatezza, incapace di contrastare Dillinger alla pari, schiacciato da un sistema che sfrutta la sua incapacità e la sua poca lungimiranza, inducendolo alla violenza, indottrinandolo alla tortura per ritrarlo di fronte alla realtà; Winstead, un mastino della caccia con le regole d'onore che solo i vecchi sceriffi western posseggono, col rispetto e l'ammirazione dovuta ad una nemesi monumentale e a cui spetta un finale "di servizio"; l'amore melodrammatico di ogni eroe di Mann, l'amore assoluto e immaginario che si nutre di quotidianità straordinaria e aleggia come corpo intangibile, puro e sovrumano. Anche la struttura stessa del film ricorda altri capolavori di Mann, su tutti HEAT e, proprio il confronto con quest'opera danneggia in parte NEMICO PUBBLICO, giacchè un conto è il faccia a faccia tra De Niro e Pacino, altra musica, leggermente stonata è il duo Depp-Bale. JOKERICO 9

giovedì 5 novembre 2009

...SUL LAGO TAHOE


[Lake Tahoe, Messico, Usa, Giappone, 2008, Drammatico, durata 85'] Regia di Fernando Eimbcke
Con
Diego Cataño, Hector Herrera, Daniela Valentine, Juan Carlos Lara, Yemil Sefami

"Juan ha sedici anni ed è appena andato a sbattere contro un palo con l'auto di famiglia. A casa la mamma si è chiusa in bagno e il fratellino non sa che fare. Mentre il ragazzo peregrina da un'autofficina all'altra cercando chi possa aiutarlo a far ripartire l'auto conosciamo esponenti di un' umanità talvolta rassegnata talaltra con sogni impossibili. Veniamo contemporaneamente messia a conoscenza del motivo della sofferenza del ragazzo: è morto suo padre." (mymovies.it)


Credevo di non dovermi più imbattere in simili produzioni e invece, come l'erba cattiva, spuntano in festival anche prestigiosi. Per il cinema ...SUL LAGO TAHOE è proprio erba cattiva, autorialismo a iosa, protagonismo registico al limite della dittatura della visione. Potrebbe sembrare una esagerazione ma Eimbcke impone sè stesso a tutto il film: ferme inquadrature a corollario del silenzio, minimi movimenti di camera, talmente rari da divenire i veri protagonisti. Tutta questa "personalità" danneggia non poco la storia (un racconto essenziale di alienazione dal lutto), che da piccola diviene invisibile "grazie" all'idea di voler mostrare il silenzio, la reazione intima ad una morte. Scompare così anche il delicato rapporto tra fratelli, unica nota azzeccata in uno spartito che stona con personaggi folli, inutili, fastidiosamente rituali nelle loro manie e ai quali spetta un immeritato protagonismo, naturalmente in secondo piano rispetto alla regia. JOKERICO 5

mercoledì 4 novembre 2009

TI AMERO' SEMPRE


[Il y a longtemps que je t'aime, Francia, 2008, Drammatico, durata 115'] Regia di Philippe Claudel
Con Kristin Scott Thomas, Elsa Zylberstein, Serge Hazanavicius, Laurent Grévill, Frédéric Pierrot, Claire Johnston, Catherine Hosmalin, Jean-Claude Arnaud, Olivier Cruveiller, Lise Ségur

"Juliette e Léa erano due sorelle molto affezionate e unite, prima che un fatto terribile scuotesse la loro famiglia, allontanandole forzatamente: l'omicidio compiuto, inspiegabilmente, da Juliette. Così quando Juliette esce dal carcere, dove è rimasta per 15 anni, si rifugia proprio a casa di Léa, la cui esistenza è intanto andata placidamente avanti. Ma il ritorno alla normalità è lento e difficile e Juliette sembra prigioneria di una corazza che impedisce alle emozioni e a alla vita di tornare a fluire." (FILM TV)


L'incidenza di una tragedia sulla socialità, l'incidenza dell'apparenza sulla vita, l'incidenza di una vita sulle altre vite. Dopo un dramma indicibile, l'esistenza non potrà più avere un senso comune e TI AMERO' SEMPRE, parte da questo dramma per illuminare il percorso di una protagonista straordinaria, non per condurre alla redenzione, ma alla verità, banale e tragica come può esserlo solo l'impotenza. Coi tempi giusti della vita, Claudel, nella progressiva rivelazione di Juliette mostra come questo percorso incida dapprima in maniera brutale sulla vita di una famiglia, sulle abitudini, sui rapporti, con due mondi apparentemente incociliabili ai quali il destino impone un ricongiungimento mai cercato; poi sui rapporti primari della famiglia e della protagonista, con i diversi incontri per nuove amicizie, con un possibile amore in divenire, con un amore non ricambiato o semplicemente ignorato, con le difficoltà di una società che mai accetterà il carcere come una ricerca interiore; infine i traguardi, tragici o dolorosi, difficili e necessari, ma la vita è pur sempre ragione di vita e un dolore rimarrà cicatrice da guardare per non dimenticare, da guardare per sospirare "sono qua". Un film bellissimo del quale vorrei solo dimenticare l'apparizione della madre, un passaggio troppo scontato, quasi dovuto e necessariamente recitato; non credo che il finale stemperi la gravità della tragedia, al contrario, è una dichiarazione talmente angosciante da lasciare inermi, col desiderio di dimenticare al più presto un episodio da confinare al cinema. JOKERICO 8

lunedì 2 novembre 2009

DISTRICT 9


[District 9 , USA, 2009, Fantascienza, durata 112'] Regia di Neill Blomkamp
Con
Sharlto Copley, David James, Jason Cope, Mandla Gaduka, Vanessa Haywood, Kenneth Nkosi, Louis Minnaar, William Allen Young, Hlengiwe Madlala, Robert Hobbs

"Gli alieni sbarcarono sulla terra circa trent’anni fa. Gli umani riuscirono a contenere l’invasione, confinando le creature extraterrestri in una zona del Sud Africa ribattezzata District 9, per poi stabilire tolleranza zero nei loro confronti. Una cinica multinazionale vorrebbe sfruttare commercialmente le loro armi, ma per farlo necessita di materiale genetico alieno. La tensione tra le due specie sale ulteriormente quando un uomo viene infettato da un virus sconosciuto. Solo la tecnologia aliena nel Distretto 9 potrà aiutarlo." (FILM TV)



Davvero straordinario l'inizio di questo film: una civiltà sconosciuta, della quale non si comprende nulla, origini, evoluzione, forme di comportamento, socialità e(') dunque, una civiltà misteriosa, minacciosa, probabilmente falsa e con fini oscuri rispetto alle intenzioni pubbliche. Se non fosse fantascienza sembrerebbe un trattato sulla clandestinità. Questa civiltà sconosciuta "risiede" a Johannesburg; ancora una volta il passato che ritorna, l'apartheid a priori, i cartelli di distinzione, i luoghi "adatti a loro" e noi che disponiamo e indichiamo questi luoghi, il razzismo latente mai sopito, il razzismo al contrario delle vittime. Se non fosse fantascienza sembrerebbe un trattato sulla convivenza. Questa civiltà sconosciuta è rinchiusa in un distretto; l'incredibile cecità degli uomini avvia ancora una volta il massacro e chi, mal sopporta "il diverso",indicandolo causa di spesa, di sporcizia, di pericolo, al cospetto della tragedia ne denuncia l'olocausto. Se non fosse fantascienza sembrerebbe un trattato di storia contemporanea. Questa civiltà sconosciuta è minacciata anche da bande criminali; il pensiero allora corre immediato a tutte le bande assassine presenti in Africa (armate e sostenute a seconda di convenienze politiche), ai vari moderni pirati, al costante e terribile sfruttamento della magia nera come arma primigenia e soverchiante. Se non fosse fantascienza sembrerebbe un trattato di antropologia. Poi compaiono uomini ottusi, astronavi nascoste, tecnologie futuristiche, mutazioni, armi aliene, ci si accorge di essere in un film di fantascienza, e ci si chiede perché sprecare una occasione simile abbandonandosi all'azione continua e violenta, allo sviluppo elementare dei sentimenti, al ritratto del solito militare, alle citazioni immancabili? E soprattutto perché continuare a girare un "servizio di guerra" quando dopo la prima mezz'ora la televisione non è più presente o persistere a far schizzare corpi e sangue sul volto dello spettatore? Le premesse presagivano ben altro. JOKERICO 6


giovedì 29 ottobre 2009

PARNASSUS. L' UOMO CHE VOLEVA INGANNARE IL DIAVOLO


[The Imaginarium of Doctor Parnassus, Francia, Canada, 2009, Fantasy, durata 122'] Regia di Terry Gilliam Con Heath Ledger, Christopher Plummer, Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law, Tom Waits, Verne Troyer, Lily Cole, Carrie Genzel, Paloma Faith

"Nei nostri giorni, l'immortale dottor Parnassus, già vecchio di 1000 anni, guida una troupe teatrale itinerante che offre al pubblico la possibilità di valicare i confini della realtà grazie a uno specchio magico in suo possesso. Tra i teatranti si trovano Anton, un esperto prestigiatore e un nano. Ma Parnassus ha un prezzo molto alto da pagare per le sue magie: il suo creditore è il diavolo in persona, che chiede come pagamento la bella figlia di Parnassus. Raggiunta da Tony, un misterioso personaggio (impersonato da Ledger, Depp, Law e Farrell) la troupe deve così avventurarsi in mondi paralleli per ritrovare la ragazza." (FILM TV)

IL FILM HA UNA TRAMA ORIGINALE? Siamo ancora a sorprenderci per scommesse con il diavolo, con i suoi inganni, con anime svendute? IL FILM E' PURA FANTASIA AL POTERE? Escludendo la visione delle scarpe e quella della scala, la fantasia strabordante è un gruppo di poliziotti che balla e canta in calze da donna? O una statua che tira fuori la lingua come un tappeto? O scogliere a picco sul nulla? O visioni che fanno rivivere il passato per svelare segreti? IL FILM E' SORRETTO DA OTTIME INTERPRETAZIONI? Sorvolo sul povero Ledger, ma Johnny Depp svestirà un giorno i panni di Jack Sparrow? Jude Law la smetterà di sgranare gli occhi (che sappiamo essere molto belli)? Colin Farrell imparerà mai a recitare? L' ANTAGONISTA RUBA LA SCENA? Si è mai visto un diavolo meno affascinante, meno divertente, di quello interpretato da Tom Waits? Uno dei peggiori mai visti era Gabriel Byrne in GIORNI CONTATI, oggi forse posso rivalutarlo. LA REGIA E' MAGISTRALE? Mi viene un semplice pensiero; se questa disponibilità economica l'avesse avuta Sergio Citti per il suo CARTONI ANIMATI, forse davvero avrebbe realizzato un capolavoro. Dove si vede la mano di Gilliam in questo film? Cosa lo fa riconoscere e distinguere dalla media? PARNASSUS è una delusione infinita, completa, e purtroppo l'unico vero motivo d'interesse è proprio il cambio degli attori, il resto è fumo e scemenze infantili. JOKERICO 5

martedì 27 ottobre 2009

IL SANGUE DEI VINTI




"In un viaggio che lo porta verso un luogo importante della sua vita un funzionario di polizia, assieme ad una ragazza dal suo passato, ricorda alcuni momenti della sua vita alla fine della seconda guerra mondiale quando lui e la sua famiglia sono stati stretti tra le rivolte partigiane e le nuove istanze della Repubblica di Salò. Con il fratello in uno schieramento e la sorella nell'altro il protagonista non prende parte alla guerra intestina e decide di concentrarsi sul caso di una donna uccisa e della sua bambina, unica testimone oculare, data in custodia alla sorella gemella della defunta." (mymovies.com)


Il film ha un intento nobile: ricordare a tutti che nonostante le diverse posizioni politiche, ad ogni morto spetta una degna sepoltura. Fin qui nulla da obiettare, qualche dubbio in più, semmai, mi viene quando, dimenticando il principio suddetto, cuore del film, nel finale si propone un confronto diverso: al personaggio interpretato da Preziosi, partigiano, la memoria ha riservato lodi e medaglie; a quello interpretato dalla Nedelea, repubblichina, neppure una degna sepoltura. Sembrerebbe una incomprensibile ingiustizia se non fosse per un piccolo particolare: uno muore per la libertà, l'altra in difesa di una dittatura. Insomma, per farla breve, il film è abbastanza fazioso, ma ciò non ne inficia il giudizio, poiché è una legittima posizione, anche se per sostenerla, si ricorre ad immagini agghiaccianti, come i fascisti imprigionati che si aggrappano alle reti, neanche fossero vittime di un olocausto al contrario, o alla barbarie del popolo bue e furente che chiede sangue. Il giudizio invece è negativo perché: la sceneggiatura è pura follia improvvisata, con una indagine su un omicidio che non interessa a nessuno e che viene svelata sulla base di sensazioni, in modo abbastanza frettoloso; Michele Placido offre una delle sue interpretazioni peggiori, recita diverse fasi di una vita, sempre fuori registro, inadatto e con una tinta per capelli scandalosa, che lo ridicolizza ingiustamente; Soavi, forse per lavarsi di dosso il contagio della televisione, si abbandona al simbolismo più chiassoso: a cartine dell'Italia che si spaccano in due ("una metafora velata"), a bandiere insanguinate, ad angeli in battaglia e cavalli bianchi al galoppo, il tutto naturalmente al di fuori del racconto e senza necessità. Incredibilmente, l'unico pregio è proprio il coraggio della faziosità. JOKERICO 5

lunedì 26 ottobre 2009

BERLINGUER TI VOGLIO BENE




"Mario Cioni non riesce a staccarsi dalla figura della madre che lo opprime, ed è schiavo di una società della quale subisce i modelli di comportamento. Le sue ribellioni sono esclusivamente verbali e non lo allontanano dalle sue inibizioni e frustrazioni. Anche il sesso - sempre presente nel suo linguaggio e nelle sue fantasie - è una sorta di inutile rivalsa. Mario è vittima anche dei compagni di balera, che gli fanno uno scherzo di cattivo gusto: l'unico modo di liberarsi da una realtà che gli va stretta è sperare in una rivoluzione guidata da Enrico Berlinguer..." (FILM TV)


Chissà perché rivedendo per l'ennesima volta lo sfogo di Cioni Mario alla notizia della morte della madre, stavolta ho pensato alla 25 ORA di Spike Lee e allo sfogo di Edward Norton contro la sua città, contro il suo mondo. Forse solo per blasfemia, perché una volta visto BERLINGUER TI VOGLIO BENE, non si può fare a meno di essere blasfemi, di smadonnare per la vita, di stare con gli amici a parlare sempre e solo di donne assenti e di tornare a casa ripensando alle "seghe". Non c'è nulla in fondo che possa piacere di questo film e invece è impossibile da dimenticare, (perché è il ritratto di una miseria quotidiana troppo lontana e ributtante, per non avere attinenze con la realtà) scena per scena, personaggio per personaggio, tutti scollegati ma necessari, a condurre ad un finale che dal dibattito nella casa del popolo, finisce dritto dritto in camera da letto. Dunque nell'impossibilità di recensire non resta che ricordare scene incredibili: Benigni alla "conquista" con una bottiglia di Coca Cola in mezzo alle gambe, il balletto attorno al tavolo con la zoppa, "i rimproveri" del prete, Bozzone, ma soprattutto la metafora tra il comunismo e un ragazzo alle prese con la prima sega, pura masturbazione concettuale. JOKERICO 7

mercoledì 21 ottobre 2009

REC




"Angela è una giovane reporter; per una notte è chiamata a seguire, con il suo cameraman, l’operato dei pompieri della città, nella speranza che un incendio le possa garantire una grande storia da raccontare. Quando alla centrale arriva la chiamata di un’anziana signora intrappolata nella sua casa, sembra presentarsi l’occasione perfetta. Arrivati sul posto, i vicini raccontano terrorizzati di urla spaventose provenienti dall’appartamento della vecchia signora. Angela ha finalmente una storia da inseguire…e sarà perfino troppo terrificante per poter essere raccontata." (comingsoon.it)


Nonostante i suoi successi in patria e il tentativo di elevare l'horror con stile e pulizia nel tratto, non ho mai sentito affinità col cinema di Balaguerò. Non amo lo splatter estremo se non condito con dosi abbondanti di ironia, ma la ricerca estenuante dell'atmosfera e dell' angoscia ambientale a scapito di una storia che non si incarti su sè stessa, sono essenzialmente lazzi stilistici di un autore che vuole essere riconosciuto come tale. NAMELESS per me è l'archetipo del brutto film horror, FRAGILE è la costruzione dell'ambizione. Dunque è con grande sorpresa che accolgo REC tra i miei film horror preferiti. Non so se è per l'influenza di un co-regista (Paco Plaza), non so se è per la cessione del ruolo di protagonista dal regista alla "telecamera", non so se è perché finalmente Balaguerò affronta di "pancia" una storia e non di mente, ma il suddetto film stupisce. Nulla è trattato in modo banale, a partire dall'oggetto telecamera: inizialmente mezzo per un servizio televisivo, poi ingombro per una situazione nella quale è strumento inutile, dannoso, poi veicolo di ambizione oltre la considerazione della realtà, infine necessità, perché laddove non vi è luce, la televisione dovrebbe "illuminare" la realtà. La costruzione "chiusa" del film permette poi l'analisi di altre tensioni come le accuse immediate per la "razza diversa dalla nostra" (i cinesi) o l'allontanamento e il timore, da e per, il malato. Il tutto servito da una sana tensione e un ottimo trucco. L'unico cruccio è il finale; il film poteva concludersi in maniera "aperta", invece la volontà di chiarire, di indagare, portano ad una spiegazione abbastanza banale e inutile, che stona col resto della pellicola. JOKERICO 7

martedì 20 ottobre 2009

HALLOWEEN 2




"Due anni dopo le vicende descritte nel primo film della serie, il maniaco assassino Michael Myers è ancora in circolazione, libero di compiere le sue violente nefandezze. Il mostruoso psicopatico, cresciuto nei boschi in completo isolamento, è alla ricerca della sorella, che lui stesso ha allontanato molti anni prima. Per trovare la ragazza, il gigante assassino ritorna in mezzo alla civiltà seminando il panico." (FILM TV)


Questa è la conferma di un eccellente autore horror. Rob Zombie dopo la prima esperienza positiva a confronto con un personaggio e una storia, non suoi, ma divenuti ormai suoi per meriti sul campo, continua nell'opera di personalizzazione delle vicende di Michael Myers. Questo sequel (in realtà, quasi un secondo tempo), si allaccia alla parte più solida del primo film, quella nella clinica, con la fascinazione per le maschere e procede per una strada che svincola Myers dall'obbligo per una strage infinita e ossessiva, indirizzandolo verso una analisi della propria follia. Così facendo, il regista-autore riesce a innervare il film di linfa che, naturalmente, ha origini nel metal (l'armamentario heavy è presente in massa: maschere, catene, ceroni, occhi cerchiati di nero, pelle, locali super trash, lap dance, donne splendide sempre pronte a concedersi e semi nude, rock in ogni salsa), ma ambisce ad altro; al sogno, al gotico, separando Myers in due entità per due realtà distinte, causa del conflitto. Naturalmente come ogni film horror "industriale" anche HALLOWEEN 2 in molti momenti china il capo e si concede alla semplice serialità, ma la "malattia" del progetto divampa anche in scene, che indietreggiano sullo splatter e si immergono nella violenza pura: quell'accanimento rabbioso sui cadaveri cela l'assoluto doppio strato del "mostro", esecutore inarrestabile di ordini per la famiglia e inerme gigante di fronte ad un bambino. JOKERICO 7

lunedì 19 ottobre 2009

JUNO




"La sedicenne Juno ha genitori affettuosi e comprensivi, amiche e sogni da adolescente e un telefono a forma di hamburger. Ma un giorno scopre di essere incinta, in seguito alla prima e unica volta in cui aveva deciso di fare l'amore con il suo migliore amico. Per niente smarrita, decide di far nascere il bambino e di affidarlo a una coppia che ne desidera disperatamente uno..." (FILM TV)


Sono anni ormai che provo un certo fastidio nel vedere film "alla" Sundance: falsamente indipendenti, fastidiosamente simpatici, scientemente fuori dagli schemi, ossessivamente radical chic. E nonostante JUNO fosse un film "alla" Festival di Roma e non "alla" Redford, l'orticaria montante non prometteva niente di buono. Invece, ancora una volta, le barriere del preconcetto sono state abbattute. JUNO è sì, un film simpatico, ma di una simpatia non pesante; è fuori dagli schemi, ma non sceglie soluzioni di sceneggiatura folli o esclusivamente sorprendenti; è sicuramente radical chic, ma non mancano convenzioni buoniste. Il suo pregio fondante è il piacere di raccontare una storia diversa, di una famiglia diversa, con una capacità di leggerezza particolare su ogni personaggio. I protagonisti sono ritratti con ironia, rispetto e affetto: Juno e la sua carica eversiva alla buona, i suoi momenti di debolezza e le sue certezze mature nonostante l'età; suo padre, uomo nell'accezione più vera e intelligente del termine; la sua matrigna, sogno forse di ogni figliastra; i futuri genitori, un campionario lucido di forza e presenza femminile e di sindromi inevitabilmente maschili; il fidanzato, unico e possibile per cotanta ragazza-donna; l'amica, superficiale e per questo assolutamente fondamentale nell'esistenza di un legame forte. L'unico neo potrebbe essere l'andamento un po' prevedibile della "storia d'amore giovanile" e di quella "matura", ma il fulcro del film è sicuramente un altro. JOKERICO 7

venerdì 16 ottobre 2009

IL PETROLIERE




"Daniel Plainview è un cercatore d'argento che, alla fine dell'800 trova il petrolio nell'Ovest degli Stati Uniti. La sua ricchezza diventa considerevole grazie anche allo sfruttamento della presenza dell'unico figlio che lo aiuta a convincere i contadini a cedergli i terreni. Troverà però sulla sua strada un giovane predicatore che prima lo aiuterà e poi, temendo un troppo veloce arrivo della modernità, manipolerà contro di lui la comunità. Le sorti personali, anche se non quelle economiche, di Plainview subiranno un duro colpo quando il figlio, a causa di un incidente presso un pozzo petrolifero, diviene sordo. L'uomo, sempre più accecato da una misantropia assoluta, lo allontanerà da sé precipitando sempre piu' nell'avidità del possesso." (mymovies.it)


Trovo IL PETROLIERE speculare a MAGNOLIA, l'opera di riferimento nella filmografia di P.T. Anderson; non tanto nella struttura, assolutamente agli antipodi, quanto nel risultato finale. Entrambi potevano ambire al titolo di capolavoro ed entrambi trovano pace nella categoria delle buone pellicole. I pregi del film in questione (IL PETROLIERE) sono molteplici: lasciare campo libero ad una interpretazione come quella di Daniel Day-Lewis, di per sè, eleva il film sopra la media; fare un passo indietro, registicamente, rispetto al protagonista, è una scelta dovuta e intelligente; la scena dell'incendio del pozzo ben rappresenta l'inferno interiore di Plainview e il rancore montante contro il mondo. La descrizione e l'evoluzione del protagonista, non lasciano spazio a voli autoriali, rasentano semplicemente la perfezione, per un personaggio oltretutto difficile da raccontare in tutte le sue sfaccettature: l'affetto "dovuto" per un figlio "necessariamente trovato", l'ossessione per il petrolio e l'accumulo, l'orgoglio di essere in gara con chiunque e di primeggiare su chiunque, la solitudine e la follia come conseguenza. L'ottima "arancia meccanica" del finale anticiperebbe il sipario e lo scrosciare degli applausi se non fosse una battaglia vinta a metà. Alla grandezza di Daniel Day-Lewis corrisponde la pochezza di un Paul Dano più invisibile di un personaggio inesistente; naturalmente non sono sue tutte le colpe, visto che il suo Eli Sunday è ritratto abbastanza frettolosamente, grossolanamente e fuori luogo rispetto alla puntualità del film. Non è roba di poco conto, infatti i pilastri della pellicola dovrebbero essere proprio la furia per il denaro e la violenza sulle coscienze ignoranti. JOKERICO 7

mercoledì 14 ottobre 2009

LA DOPPIA ORA




"L'incontro tra Sonia, cameriera di Lubiana, e Guido, ex-poliziotto che ora fa la guardia privata, è fatale. La loro attrazione è immediata e i loro primi giorni sembrano promettere un grande amore. Ma, all'improvviso Guido muore, ucciso nel corso di una rapina nella villa che custodiva. Sonia si trova così inaspettatamente a dover affrontare un lutto anziché un innamoramento. Le cose si complicano nel momento in cui qualcuno inizia a sospettare che la sua storia con Guido fosse una copertura per nascondere ben altri scopi e ben altre intenzioni." (FILM TV)


Non molto tempo fa si diceva dei film scritti da Guillermo Arriaga, che finissero al primo tempo, cioè una volta scoperto il centro della vicenda, e che, la parte successiva fosse soltanto una descrizione del superfluo. LA DOPPIA ORA soffre di questa malattia, purtroppo. Il meccanismo della sceneggiatura cresce con l'accumulo di indizi e personaggi, così come la tensione e la curiosità per una idea che, a metà film, ribalta la sua stessa struttura; ma questo momento centrale e fondamentale è anche un colpo di grazia alla vicenda che si arresta e si conclude in un lento ed inutile procedere. Sembra quasi che cali un velo di stanchezza sulle idee o come un senso di paura per il pubblico italiano, impreparato a tanta carne e dunque da accompagnare verso una lenta digestione. Ciò che immalinconisce è tutto il buono andato a male: le belle interpretazioni, la claustrofobia della vicenda cui contribuisce l'ambientazione poco sfruttata nel bosco, il proporre un'idea nuova di cinema italiano. Di contro, la seconda parte del film, per troppa volontà rivelatrice, perde per strada personaggi curiosi, non elabora la percezione della vicenda dal punto di vista dei protagonisti, si lascia andare al finale evocativo con molto ritardo rispetto al percorso della storia. Un ottimo corto. JOKERICO 5

sabato 10 ottobre 2009

BASTARDI SENZA GLORIA




"Primo anno dell'occupazione tedesca in Francia. Il Colonnello delle SS Hans Landa, dopo un lungo e mellifluo interrogatorio, decima l'ultima famiglia ebrea sopravvissuta in una località di campagna. La giovane Shosanna riesce però a fuggire. Diventerà proprietaria di una sala cinematografica in cui confluirà un doppio tentativo di eliminare tutte le alte sfere del nazismo, Hitler compreso. Infatti, al piano messo in atto artigianalmente dalla ragazza se ne somma uno più complesso. Ad organizzarlo è un gruppo di ebrei americani guidati dal tenente Aldo Raine i quali non si fermano dinanzi a niente pur di far pagare ai nazisti le loro colpe." (mymovies.it)


Partire da una ispirazione per giungere ad una invenzione: Tarantino ci ha sempre abituati al suo gioco, al suo cinema e BASTARDI SENZA GLORIA è l'ennesimo inno alla sua poetica. Si parte naturalmente dal genere, il war-movie (possibilmente italiano e di serie B) e lo si condisce di western, melò, grottesco tutto "pompato a mille". Si parte dal film QUEL MALEDETTO TRENO BLINDATO per dimenticarlo un secondo dopo i titoli e procedere solo nel ricordo "di quel cinema che fu". Si parte da un Brad Pitt protagonista e si arriva ad un Christopher Waltz di magnifica essenza, campo e controcampo; tanto Aldo Raine è guascone, cialtrone, padrone della scena, quanto il colonnello Hans Landa è ironico, acuto, ladro della scena e di tutto il film. Si parte dalla Storia per arrivare alla fantascienza, al sogno viscerale o semplicemente al gioco dell'ironia come mannaia per una immane tragedia ancora oggi impossibile da credere. E quando il gioco dei rimbalzi finisce, restano le scene "alla" Tarantino che verranno saccheggiate negli anni a venire; il terrore, la tensione e lo sviluppo del prologo, l'architettura della comparsa di Eli Roth con la mazza da baseball, la follia di un Mike Myers assolutamente chapliniano. Un capitolo a parte merita la scena in cantina o in osteria; dal ritmo estenuante alla PROVA DI MORTE, alla rabbia incandescente delle IENE, dagli intermezzi semi-comici di PULP FICTION, alla inesorabile lucidità di JACKIE BROWN, insomma la summa di un cinema alla continua scoperta delle proprie radici. JOKERICO 10

lunedì 28 settembre 2009

BAARIA




"La storia di una famiglia siciliana che prende le mosse dal ventennio fascista in cui Cicco, sin da bambino apertamente contestatore, è un pastore che ha la passione per la letteratura epica. Suo figlio Peppino, cresciuto durante la guerra, entrerà nelle file del Partito Comunista divenendone un esponente di spicco sul piano locale e riuscendo a sposare, nonostante la più assoluta opposizione della famiglia di lei, Mannina che diventerà madre dei loro numerosi figli che saranno comunque considerati da alcuni sempre e comunque ‘figli del comunista'." (mymovies.it)


L'opera BAARIA sfrondata di tutti fronzoli e gli orpelli (interventi istituzionali, la musica di Morricone, la fotografia "siciliana") è un appassionato atto d'amore che Tornatore realizza per la sua terra. Un grande abbraccio innamorato per i vicoli, le strade, le credenze e i personaggi che porta e credo porterà per sempre nel cuore. Questa stessa passione dovrebbe essere il letto entro il quale fare scorrere la vita di una famiglia nel corso degli anni, per far sì che questo corso sfoci nel mare della storia, siciliana e italiana. Purtroppo al mare arriva un torrentello; le vicende dei Torrenuova sono bozzetti che non hanno neppure la consistenza della tradizione orale, sono quadri (naturalmente dipinti magistralmente da Tornatore sulle cui qualità si può provare solo ammirazione) che nascono e muoiono senza condurre nè ad un approfondimento psicologico dei personaggi (altre figurine), nè tantomeno trascendono verso la Storia (più che altro rimandi). In realtà, veri protagonisti non ve ne sono, perché gli episodi della famiglia sulla quale Tornatore punta l'attenzione hanno la medesima superficialità degli episodi riguardanti gli altri componenti del microcosmo Bagheria e i Torrenuova divengono protagonisti solo per un maggiore accumulo di scene. La consistenza e la costruzione del protagonista procede parallelamente all'evoluzione del Partito Comunista, ma anche questo percorso è superficiale e d'accatto perché: il comizio con Placido è inutilmente concluso in burletta; far uscire di casa insieme il poliziotto e il manifestante è qualcosa di ripetuto e scontato; l'episodio della riforma agraria è tirato via frettolosamente come una macchietta in farmacia (allucinante Ficarra-Burruano); lo spirito delle sezioni è dato dal tipo che continua a ricevere rifiuti dall'INPS. Insomma BAARIA di Tornatore si ferma a Bagheria, non va oltre l'architettura e secondo me, questa è una scelta sbagliata. JOKERICO 5