lunedì 30 novembre 2009

LA PRIMA LINEA


[ Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, 2009, Azione, durata 96'] Regia di Renato De Maria
Con
Michele Alhaique, Francesca Cuttica, Awa Ly, Lucia Mascino, Giovanna Mezzogiorno, Fabrizio Rongione, Riccardo Scamarcio, Daniela Tusa

"Rovigo, 3 gennaio 1982. Sergio è il giovane fondatore dell'organizzazione armata di sinistra Prima Linea, attiva negli anni Settanta e dispersa negli Ottanta. Deciso ad assaltare il carcere in cui è detenuta da alcuni anni Susanna, compagna d'armi e d'amore, Sergio arruola un gruppo di ex "combattenti" per abbattere il muro di cinta della prigione e coprire l'evasione. Nel suo viaggio lungo il Polesine ripercorrerà la sua vita, dalla militanza alla lotta armata, fino alla clandestinità, ripassando nella testa i volti e gli (ultimi) sguardi di chi ha assassinato nel nome di uno slancio ribelle e utopico. Incarcerato ed esiliato nella sua individualità, Sergio "depone" le armi e dichiara le colpe che gli appartengono." (mymovies.it)

Renato De Maria dirige, i fratelli Dardenne impongono il marchio. Un marchio che va al di là della prestigiosa produzione, influenzando chiaramente scelte e stile. Il film non dà una visione degli anni Settanta, non approfondisce, non scruta, non analizza cause, motivazioni, risultati di quel periodo, non si apre neppure alla stessa organizzazione "Prima Linea", si concentra sul protagonista, Sergio, lo pedina; lui sì, viene scrutato a fondo. Motivazioni oggi incomprensibili, divengono quasi necessarie nel mondo ideale dei primi affiliati, e scorrono così le prime punizioni, ancora appoggiate dalla base operaia. Poi l'omicidio Moro, il passo indietro dell'organizzazione, e il vortice ormai inarrestabile: gli obiettivi divengono più importanti, cominciano gli omicidi, la base abbandona, restano dei nullafacenti con le armi senza più un credo, se non quello di poter vivere lontano dal carcere. Sulla storia di Prima Linea, la storia d'amore tra Sergio e Susanna, il vero motore del film, strutturato come un lungo flashback, prima dell'assalto al carcere di Rovigo per liberare l'amore della vita. Molte sono le cose buone della pellicola: la scelta di ridurre il campo della vicenda fa sì che allo stile Dardenne si aggiunga cuore e sentimento, così come l'avvicinarsi al carcere è un montare crescente di tensione e furia, al quale il canto a squarciagola delle detenute restituisce una poesia impossibile. Certo, rendere la confessione di Sergio il pretesto per un flashback nel flashback, ingorga la fluidità del film, fa perdere il peso delle parole, mette in difficoltà un attore che per una volta riesce ad essere corpo cinematografico, e non arriva ad una conclusione adeguata perché troppo finta. Meglio forse sarebbe stato concludere col materiale d'archivio di cui il film si fregia. JOKERICO 7

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venerdì 27 novembre 2009

FORMULA PER UN DELITTO


[Murder by Numbers, USA, 2002, Thriller, durata 118'] Regia di Barbet Schroeder
Con Sandra Bullock, Ben Chaplin, Ryan Gosling, Michael Pitt, Chris Penn

"Il cadavere di una giovane donna viene trovato nel bosco di una cittadina costiera della California. L'indagine è affidata alla detective Cassie e al suo nuovo partner Sam. I primi indizi fanno pensare ad un casuale atto di violenza. La protagonista vuole scavare più a fondo. E finalmente arriva a due giovani, Richard e Justin, convinti che si possa commettere il delitto perfetto." (FILM TV)

Il film comincia con una bella scena, intrigante, misteriosa e prosegue nel disvelamento della follia dei personaggi in modo non banale, lasciando intuire potenzialità infinite nella sceneggiatura, con protagonisti fuori dal comune. Ma il delitto perfetto lo si compie ai danni del povero spettatore sognante. Ancora una volta siamo di fronte ad una poliziotta problematica col vizietto delle sveltine, del poliziotto buono e innamorato, e soprattutto di due coglioni dipinti da geni, che per un delitto perfetto ne combinano di ogni, dalle scarpe sporche al vomito sulla scena del crimine. Per incorniciare l'opera nel ridicolo, un bel finale con fondali "fintissimi" e, ormai, tanto comuni nel cinema americano, da imporre una domanda: possibile che le scogliere naturali siano state riprese tutte? O sono i registi a non saper renderle più spettacolari della realtà? JOKERICO 5

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sabato 21 novembre 2009

NEW MOON


[The Twilight Saga: New Moon , Australia, 2009, Fantasy, durata 130'] Regia di Chris Weitz
Con
Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Dakota Fanning, Ashley Greene, Peter Facinelli, Elizabeth Reaser, Kellan Lutz, Nikki Reed, Jackson Rathbone, Bronson Pelletier

"Ultimo anno di liceo. Forks. Il giorno del suo diciottesimo compleanno Bella entra in crisi, poiché mentre lei è destinata ad invecchiare, Edward, l'innamorato vampiro, rimarrà per sempre un diciassettenne. Incapace di proteggerla dal dolore, il ragazzo lascia la cittadina insieme alla famiglia, chiedendole di non fare gesti sconsiderati e promettendole di non tornare. Bella, però, scopre che sfidando la sorte può rivederlo, anche solo per pochi secondi e, come se non bastasse, trova conforto nell'amico Jakob, che è un licantropo e dunque un nemico naturale e giurato dei vampiri." (mymovies.it)

Belle speranze: il lato oscuro della luna che cela il titolo del film, Bella ed Edward di fronte ad uno specchio, nel "loro" bosco, a confronto col futuro, col destino inevitabile di una relazione impossibile per natura, per rapporto mortalità-immortalità, soverchiata dal fardello della vecchiaia. Uno spunto reso in maniera non banale, per una conseguente resa banalissima. Un tema tanto potente, quanto carico di sviluppi, "muore" lì, anzi muore nella tristezza di Bella ogniqualvolta si fa parola dell'età, rendendolo abbastanza sciocco. In fondo però tutto il livello dello scritto, dei dialoghi è abbastanza sciocco, i protagonisti parlano per slogan, per massime (la temperatura corporea elevata del licantropo diventa: <>), la scoperta della doppia natura di Jacob procede a scatti senza alcuna fluidità (in fondo è un argomento da trattare come un fastidio visto che il vero protagonista è un altro), e di conseguenza gli attori non sembrano molto convinti delle loro parole; Pattinson ha la capacità di muovere solo le labbra, la Stewart il sopracciglio, e Lautner una spalla. Fortunatamente in soccorso giunge l'Italia, le sue meraviglie, i Vulturi e il film sembra risollevarsi con barocchismi rigeneranti, ma siamo alla goccia nel mare e dato che neppure gli effetti speciali sono granché, giustamente il finale viene lasciato in balìa del nulla e dell'incerto, o forse del certo ECLIPSE. JOKERICO 5

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lunedì 16 novembre 2009

AMORE 14


[Amore 14 , Italia, 2009, Commedia, durata 95'] Regia di Federico Moccia
Con Riccardo Garrone, Pamela Villoresi, Pietro De Silva, Gianpiero Cognoli, Veronica Olivier, Giuseppe Maggio, Raniero Monaco Di Lapio, Andrea Maj Beretta, Daniele La Leggia, Leonardo Bugiantella

"Si chiama Carolina, per gli amici Caro: ha 14 anni e come tutte le sue coetanee il suo mondo gira intorno ai primi amori, alle amicizie, alle feste, alla scuola e al rapporto spesso difficile con i genitori. Al suo fianco ci sono le amiche del cuore, Alis e Clod, con le quali condivide i giorni e i sogni. Ci sono i primi baci rubati nella penombra del portone. C'è la scuola, due nonni meravigliosi e un fratello leggendario, Rusty James. E poi c'è l'amore, quello vero, che ha il nome di Massimiliano, incontrato in una libreria un pomeriggio di settembre." (FILM TV)


Già me lo immagino il soggetto di Moccia: "Caro si innamora di Massi, ma questo scompare, poi bacia Gibbo, poi bacia Lele, poi bacia il ragazzo con la fiatella, poi torna Massi e..." e ho detto tutto. Si potrebbe aggiungere che la protagonista ha una paresi facciale, un sorriso monocorde perenne (chiedo scusa all'innocente ragazzina, solamente un tramite di opinioni per il lavoro di Moccia), che Massi è un clone ebete di Scamarcio, che Rusty James favella e pontifica in slow-motion, ma non lo aggiungo. Invece prego, affinché un giorno qualcuno desti Moccia dal suo sonno della ragione e lo riporti sulla terra, visto che il "suo mondo reale" di quattordicenni si divide in belli e brutti, grassi e magri, ricchissimi e borghesi; forse tra i veri under 14 c'è anche un povero, un portatore di handicap, qualcuno che comincia a interessarsi di politica. In questo momento rivaluto alcune scelte di FAHRENHEIT 451. JOKERICO 5

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sabato 14 novembre 2009

NEMICO PUBBLICO


[Public Enemies, USA, 2009, Biografico, durata 143'] Regia di Michael Mann
Con Christian Bale, Johnny Depp, Channing Tatum, Billy Crudup, Stephen Dorff, Emilie de Ravin, Leelee Sobieski, Marion Cotillard, Giovanni Ribisi, Rory Cochrane

"John Dillinger è un fuorilegge col vizio del baseball, del cinema e delle macchine veloci. A colpi di Thompson e a capo di una gang armata, rapina banche ed estingue i debiti degli americani impoveriti dalla (Grande) Depressione. Le sue fughe rocambolesche e temerarie gettano imbarazzo e sconforto sulle istituzioni e su Edgar Hoover, ambizioso direttore del Bureau of Investigation. Elegante ed impavido, Dillinger ha un proiettile sempre in canna e un cappotto per ogni occasione e per ogni signora, rapinata del suo cuore o rapita dal suo fascino. La sua nemesi, efficiente e laconica, ha il volto e il garbo "gable" di Melvin Purvis, determinato ad accomodarlo sulla sedia elettrica. Decimata la sua compagine di criminali e assediato dalla polizia, Dillinger sceglierà la via fatale (e letale) del cinema." (mymovies.it)


Ecco cosa diventa il digitale nelle mani di un regista immenso! Il primo impatto con NEMICO PUBBLICO è un effetto straniante di immediatezza, di iper realtà, di reportage di guerra, da vivere "dentro" la pellicola, "con" i personaggi (e la sparatoria nel cottage di notte, ad un palmo da Dillinger, ma in rispettosa genuflessione, è l'apice della resa estetica), poi l'ambientazione degli anni '30 ci "ridimensiona" ad una visione più convenzionale da spettatori affascinati; poichè non si può che rimanere abbagliati dalla prima fuga dal carcere, dalla corsa silenziosa nel bosco coi respiri a far da colonna sonora, dalle frequentazioni al cinema di Dillinger, dal finale necessariamente doloroso. Un film semplicemente unico, da vedere e rivedere, per comprendere le sottotrame apparentemente sacrificate alla mitologia del personaggio principale: Hoover e il suo utilizzo della stampa come gogna per i nemici o semplicemente per gli oppositori; Purvis e la sua inadeguatezza, incapace di contrastare Dillinger alla pari, schiacciato da un sistema che sfrutta la sua incapacità e la sua poca lungimiranza, inducendolo alla violenza, indottrinandolo alla tortura per ritrarlo di fronte alla realtà; Winstead, un mastino della caccia con le regole d'onore che solo i vecchi sceriffi western posseggono, col rispetto e l'ammirazione dovuta ad una nemesi monumentale e a cui spetta un finale "di servizio"; l'amore melodrammatico di ogni eroe di Mann, l'amore assoluto e immaginario che si nutre di quotidianità straordinaria e aleggia come corpo intangibile, puro e sovrumano. Anche la struttura stessa del film ricorda altri capolavori di Mann, su tutti HEAT e, proprio il confronto con quest'opera danneggia in parte NEMICO PUBBLICO, giacchè un conto è il faccia a faccia tra De Niro e Pacino, altra musica, leggermente stonata è il duo Depp-Bale. JOKERICO 9

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giovedì 5 novembre 2009

...SUL LAGO TAHOE


[Lake Tahoe, Messico, Usa, Giappone, 2008, Drammatico, durata 85'] Regia di Fernando Eimbcke
Con
Diego Cataño, Hector Herrera, Daniela Valentine, Juan Carlos Lara, Yemil Sefami

"Juan ha sedici anni ed è appena andato a sbattere contro un palo con l'auto di famiglia. A casa la mamma si è chiusa in bagno e il fratellino non sa che fare. Mentre il ragazzo peregrina da un'autofficina all'altra cercando chi possa aiutarlo a far ripartire l'auto conosciamo esponenti di un' umanità talvolta rassegnata talaltra con sogni impossibili. Veniamo contemporaneamente messia a conoscenza del motivo della sofferenza del ragazzo: è morto suo padre." (mymovies.it)


Credevo di non dovermi più imbattere in simili produzioni e invece, come l'erba cattiva, spuntano in festival anche prestigiosi. Per il cinema ...SUL LAGO TAHOE è proprio erba cattiva, autorialismo a iosa, protagonismo registico al limite della dittatura della visione. Potrebbe sembrare una esagerazione ma Eimbcke impone sè stesso a tutto il film: ferme inquadrature a corollario del silenzio, minimi movimenti di camera, talmente rari da divenire i veri protagonisti. Tutta questa "personalità" danneggia non poco la storia (un racconto essenziale di alienazione dal lutto), che da piccola diviene invisibile "grazie" all'idea di voler mostrare il silenzio, la reazione intima ad una morte. Scompare così anche il delicato rapporto tra fratelli, unica nota azzeccata in uno spartito che stona con personaggi folli, inutili, fastidiosamente rituali nelle loro manie e ai quali spetta un immeritato protagonismo, naturalmente in secondo piano rispetto alla regia. JOKERICO 5

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mercoledì 4 novembre 2009

TI AMERO' SEMPRE


[Il y a longtemps que je t'aime, Francia, 2008, Drammatico, durata 115'] Regia di Philippe Claudel
Con Kristin Scott Thomas, Elsa Zylberstein, Serge Hazanavicius, Laurent Grévill, Frédéric Pierrot, Claire Johnston, Catherine Hosmalin, Jean-Claude Arnaud, Olivier Cruveiller, Lise Ségur

"Juliette e Léa erano due sorelle molto affezionate e unite, prima che un fatto terribile scuotesse la loro famiglia, allontanandole forzatamente: l'omicidio compiuto, inspiegabilmente, da Juliette. Così quando Juliette esce dal carcere, dove è rimasta per 15 anni, si rifugia proprio a casa di Léa, la cui esistenza è intanto andata placidamente avanti. Ma il ritorno alla normalità è lento e difficile e Juliette sembra prigioneria di una corazza che impedisce alle emozioni e a alla vita di tornare a fluire." (FILM TV)


L'incidenza di una tragedia sulla socialità, l'incidenza dell'apparenza sulla vita, l'incidenza di una vita sulle altre vite. Dopo un dramma indicibile, l'esistenza non potrà più avere un senso comune e TI AMERO' SEMPRE, parte da questo dramma per illuminare il percorso di una protagonista straordinaria, non per condurre alla redenzione, ma alla verità, banale e tragica come può esserlo solo l'impotenza. Coi tempi giusti della vita, Claudel, nella progressiva rivelazione di Juliette mostra come questo percorso incida dapprima in maniera brutale sulla vita di una famiglia, sulle abitudini, sui rapporti, con due mondi apparentemente incociliabili ai quali il destino impone un ricongiungimento mai cercato; poi sui rapporti primari della famiglia e della protagonista, con i diversi incontri per nuove amicizie, con un possibile amore in divenire, con un amore non ricambiato o semplicemente ignorato, con le difficoltà di una società che mai accetterà il carcere come una ricerca interiore; infine i traguardi, tragici o dolorosi, difficili e necessari, ma la vita è pur sempre ragione di vita e un dolore rimarrà cicatrice da guardare per non dimenticare, da guardare per sospirare "sono qua". Un film bellissimo del quale vorrei solo dimenticare l'apparizione della madre, un passaggio troppo scontato, quasi dovuto e necessariamente recitato; non credo che il finale stemperi la gravità della tragedia, al contrario, è una dichiarazione talmente angosciante da lasciare inermi, col desiderio di dimenticare al più presto un episodio da confinare al cinema. JOKERICO 8

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lunedì 2 novembre 2009

DISTRICT 9


[District 9 , USA, 2009, Fantascienza, durata 112'] Regia di Neill Blomkamp
Con
Sharlto Copley, David James, Jason Cope, Mandla Gaduka, Vanessa Haywood, Kenneth Nkosi, Louis Minnaar, William Allen Young, Hlengiwe Madlala, Robert Hobbs

"Gli alieni sbarcarono sulla terra circa trent’anni fa. Gli umani riuscirono a contenere l’invasione, confinando le creature extraterrestri in una zona del Sud Africa ribattezzata District 9, per poi stabilire tolleranza zero nei loro confronti. Una cinica multinazionale vorrebbe sfruttare commercialmente le loro armi, ma per farlo necessita di materiale genetico alieno. La tensione tra le due specie sale ulteriormente quando un uomo viene infettato da un virus sconosciuto. Solo la tecnologia aliena nel Distretto 9 potrà aiutarlo." (FILM TV)



Davvero straordinario l'inizio di questo film: una civiltà sconosciuta, della quale non si comprende nulla, origini, evoluzione, forme di comportamento, socialità e(') dunque, una civiltà misteriosa, minacciosa, probabilmente falsa e con fini oscuri rispetto alle intenzioni pubbliche. Se non fosse fantascienza sembrerebbe un trattato sulla clandestinità. Questa civiltà sconosciuta "risiede" a Johannesburg; ancora una volta il passato che ritorna, l'apartheid a priori, i cartelli di distinzione, i luoghi "adatti a loro" e noi che disponiamo e indichiamo questi luoghi, il razzismo latente mai sopito, il razzismo al contrario delle vittime. Se non fosse fantascienza sembrerebbe un trattato sulla convivenza. Questa civiltà sconosciuta è rinchiusa in un distretto; l'incredibile cecità degli uomini avvia ancora una volta il massacro e chi, mal sopporta "il diverso",indicandolo causa di spesa, di sporcizia, di pericolo, al cospetto della tragedia ne denuncia l'olocausto. Se non fosse fantascienza sembrerebbe un trattato di storia contemporanea. Questa civiltà sconosciuta è minacciata anche da bande criminali; il pensiero allora corre immediato a tutte le bande assassine presenti in Africa (armate e sostenute a seconda di convenienze politiche), ai vari moderni pirati, al costante e terribile sfruttamento della magia nera come arma primigenia e soverchiante. Se non fosse fantascienza sembrerebbe un trattato di antropologia. Poi compaiono uomini ottusi, astronavi nascoste, tecnologie futuristiche, mutazioni, armi aliene, ci si accorge di essere in un film di fantascienza, e ci si chiede perché sprecare una occasione simile abbandonandosi all'azione continua e violenta, allo sviluppo elementare dei sentimenti, al ritratto del solito militare, alle citazioni immancabili? E soprattutto perché continuare a girare un "servizio di guerra" quando dopo la prima mezz'ora la televisione non è più presente o persistere a far schizzare corpi e sangue sul volto dello spettatore? Le premesse presagivano ben altro. JOKERICO 6


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