mercoledì 18 agosto 2010

GIUSTIZIA PRIVATA


[Law Abiding Citizen , USA, 2009, Drammatico, durata 108'] Regia di F. Gary Gray
Con Gerard Butler, Michael Gambon, Leslie Bibb, Jamie Foxx, Viola Davis, Bruce McGill, Josh Stewart, Regina Hall, Colm Meaney, Christian Stolte


"Clyde è a casa con moglie e figlioletta quando due sadici criminali irrompono nell'appartamento e uccidono la donna e la bambina. La causa viene affidata a Nick il quale, vista la fragilità delle prove a carico dei due decide di sfruttare la confessione del più violento che denuncia il complice. In questo modo una condanna a morte diviene certa ma il ‘pentito' riceve una pena lieve. Clyde è sconvolto da questa decisione.Dieci anni dopo al momento dell'esecuzione della pena capitale qualcosa va storto e il condannato offre terribilmente. E' solo l'inizio della vendetta di Clyde il quale, anche dal carcere e sfidando Nick continuerà a colpire." (mymovies.it)


Alcuni mesi fa, dopo aver visto al cinema un trailer (uno di quei trailer "killer", che mostrano i tre quarti della storia) del film, mi sono incuriosito. Certo Gary Gray non mi è mai sembrato un regista capace di capolavori, ma comunque sempre un buon mestierante, un artigiano "necessario" come tanti. Alla fine però il vero capolavoro lo ha realizzato l'autore del trailer: per circa un'ora il film scorre via che è un piacere, intrattenimento tosto da cinema americano medio, poi quando la sceneggiatura deve svelarsi, ovvero laddove il megatrailer si ferma, il gioco si inceppa. Tutto il costrutto crolla a colpi di stupidità, di soluzioni improbabili e di nessun tentativo di approfondimento. Il "trailer" trasudava rabbia, vendetta, astuzia, critica al sistema giustizia; il "film" ignora le premesse e scava un "tunnel" (nel 2010 siamo ancora ai tunnel sotto il carcere!!!!!). Voglio anche sorvolare sul finale gratuito, improbabile e fastidiosamente "americano". Avessero mandato una puntata di PRISON BREAK, noi poveri spettatori di una anteprima estiva, ci saremmo sicuramente divertiti di più. JOKERICO 5

lunedì 31 maggio 2010

LA NOSTRA VITA


[ Italia, Francia, 2010, Drammatico, durata 95'] Regia di Daniele Luchetti
Con
Elio Germano, Raoul Bova, Luca Zingaretti, Isabella Ragonese, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli, Awa Ly, Alina Madalina Berzunteanu, Marius Ignat, Emiliano Campagnola

"Claudio è un operaio edile trentenne che lavora nei cantieri della periferia romana e vive con la moglie Elena e i due figli, in attesa del terzo. Gran lavoratore e marito devoto e innamorato, rimane sconvolto e impreparato dalla morte che raggiunge la donna, proprio mentre sta dando la vita al piccolo Vasco. Incapace di fronteggiare il dolore, si mette in testa di dover risarcire i figli, dandogli tutte quelle cose che, se non altro, si possono comperare. Si infila così in un affare più grosso di lui, dalle ripercussioni economiche e morali." (mymovies.it)

Sicuramente onore e gloria al cinema italiano che porta a casa un altro premio importantissimo come quello per il miglior attore ad Elio Germano, "gentilmente" concesso dal fetival di Cannes; quanto sia meritato o chi, tra lui e Bardem fosse il migliore bisognerà aspettare per dirlo. In sè, l'interpretazione di Germano è certamente notevole, l'ormai celebre e plurinominata scena del canto al funerale dà merito e vanto a tutti i protagonisti (Luchetti-Germano-Rossi), il cuore del film è proprio questo interprete, che riempie ogni inquadratura, ma è anche uno dei difetti principali, perché non si tende mai al sottotono, si preferisce l'urlo allo sguardo, la concitazione alla riflessione. Altro merito del film è la panoramica nient'affatto banale sul sottobosco selvaggio delle imprese edili in Italia, un ritratto chiaro, senza compromessi o sottotesti, di questa mammella alla quale si abbevera chiunque, dagli immigrati irregolari, ai palazzinari senza scrupoli (ma con rimorsi), a noi tutti finti ingenui o finti ignoranti inquilini di appartamenti, che sono tombe per vittime senza destino.Detto questo, il film, inspiegabilmente, termina in un'unica scena, un macigno sulla sceneggiatura e così farò io, con un cenno sul cast, soprattutto su Zingaretti, perfettamente a suo agio in un ruolo purtroppo abbastanza inutile, insignificante, superfluo e scollato dal resto del film. Complimenti poi a Raoul Bova, divenuto finalmente attore in un ruolo da non dimenticare. JOKERICO 6

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sabato 29 maggio 2010

ROBIN HOOD


[Robin Hood , USA, Gran Bretagna, 2010, Avventura, durata 140'] Regia di Ridley Scott
Con Russell Crowe, Cate Blanchett, Mark Strong, Matthew Macfadyen, Kevin Durand, Danny Huston, William Hurt, Max Von Sydow, Scott Grimes, Oscar Isaac

"Nell' Inghilterra del XIII secolo, Robert Longstride è un abile arciere dell’esercito di Riccardo I, impavido sovrano in guerra coi francesi. Una freccia uccide il monarca e convince Robert e i suoi amici a congedarsi dall’armata e a fare ritorno a casa, ma nel tragitto soccorrono Sir Loxley, incaricato di annunciare l’avvenuta morte di Riccardo e di consegnare la sua corona. Sul punto di morte il nobile uomo strappa all’arciere una promessa, dovrà restituire la sua spada al vecchio padre nella contea di Nottingham. Uomo di parola, Robert si recherà nella tenuta di Loxley, dove per volere del vecchio Walter assumerà l’identità del figlio defunto e i diritti sulla bella consorte, Marion. Superba e riottosa, la donna non vuole saperne di quell’impostore che si rivela però gentiluomo. Scoperto di essere figlio dell’uomo che scrisse la Carta della Foresta, sventato un complotto francese ai danni dell’Inghilterra e deciso a reagire ai soprusi di Giovanni Senzaterra e senza cuore, Robert impugnerà arco e frecce e cavalcherà coi suoi uomini per la vittoria. Restituita la gloria alla sua terra, l’arciere viene dichiarato fuorilegge. Rifugiatosi nella foresta di Sherwood con una Marion ormai innamorata diventerà Robin Hood e leggenda." (mymovies.it)

Tutto il meglio e il peggio di Ridley Scott, ovvero la concezione di cinema portata avanti da alcuni anni, dimenticando un glorioso passato e vendendosi all'industria. Nonostante le smentite di rito ROBIN HOOD è figlio de IL GLADIATORE, ma mentre "il padre" nonostante difetti grossolani, innovasse un genere dimenticato, innalzandolo al paradiso della serie A e rigenerando le pellicole storiche, in questa nuova fatica, di innovazione c'è davvero poco. Come è nelle corde di questo inclassificabile regista, il film scorre senza appesantimenti o autorialismi "inutili", lo spettacolo delle scene di massa è garantito dalla maestria nel dominio del mezzo, secondo o forse no, solo a quello di James Cameron; gli interpreti palleggiano con ruoli non eccessivamente complessi, abbastanza scolpiti e dunque quasi senza spessore. Alla fine resta un gran bello spettacolo per gli occhi e null'altro, un IRON MAN qualunque, e il rimpianto per quello che poteva essere resta scolpito nella scene dell'unica rapina di Robin. JOKERICO 6

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martedì 23 febbraio 2010

IL QUARTO TIPO


[The Fourth Kind , USA, 2009, Thriller, durata 98'] Regia di Olatunde Osunsanmi
Con Milla Jovovich, Elias Koteas, Will Patton, Corey Johnson, Hakeem Kae-Kazim, Enzo Cilenti, Alisha Seaton, Daphne Alexander, Tyne Rafaeli, Mia McKenna-Bruce

"All'inizio, Milla Jovovich ci spiega che lei è un'attrice e nel film interpreta la dottoressa Abigail Tyler, detta Abbey, in una ricostruzione drammatica di fatti avvenuti nei primi giorni dell'ottobre del 2000 nella città di Nome in Alaska. Naturalmente, per proteggere la privacy delle persone coinvolte, i nomi sono stati cambiati. Però, ci viene detto che qua e là il regista ha inserito del reale materiale d'archivio, girato dalla stessa Abbey. Ed è proprio la "vera" Abbey a comparire nella prima intervista, con il volto contratto e scavato, per cominciare a raccontare l'accaduto. Poi l'immagine di Milla Jovovich le si sovrappone interpretandone la parte.
Will, il marito di Abbey, è stato misteriosamente ucciso una notte mentre dormiva accanto a lei. Per capire qualcosa della sua morte, Abbey prosegue gli studi di Will e si reca a Nome, i cui abitanti soffrono di persistenti disturbi del sonno. Si svegliano di soprassalto e ricordano d'aver visto uno strano gufo alla finestra. Abbey ipnotizza Tommy, uno di loro, per scoprirne i ricordi inconsci. Quei ricordi sono però così terribili che l'uomo si rifiuta di parlarne. Se ne va a casa e, poco dopo, tiene in ostaggio moglie e figli minacciando di ucciderli. Vuole che Abbey gli sveli il significato di alcune parole in una strana lingua. Quando Abbey non ci riesce, Tommy stermina la famiglia e si suicida. Grazie allo specialista dottor Odusami, Abbey scopre che quelle parole sono in lingua sumera e con l'aiuto del collega dottor Campos cerca di squarciare il velo del mistero." (mymovies.it)

Diverse considerazioni si sono accavvallate durante la visione de IL QUARTO TIPO. L'effetto straniante provocato da Milla Jovovich nella dichiarazione iniziale in cui proclama l'intento divulgativo del film, si accompagna ben presto ad una sensazione di fastidio, per un incipit provocatorio e pretestuoso. Poi, col trascorrere dei minuti, l'effetto MISTERO (trasmissione televisiva) sembra emergere eccessivamente, tant'è che le riprese "finte" sono girate così malamente da coglierne una inutilità troppo dannosa al complesso del film. Quando però le riprese "reali" prendono il sopravvento, qualcosa scatta, gli spaventi non mancano, i dubbi montano e si riesce a superare tutto: l'inconsistenza dei personaggi, le loro psicologie quasi azzerate, la regia inesistente. Le riprese "reali" sono talmente ben fatte da cancellare addirittura la pretestuosità dell'intervento iniziale della Jovovich e da spingere ad indagare sulla loro effettiva veridicità. C'è un superamento dell'effetto THE BLAIR WITCH PROJECT, nel caso de IL QUARTO TIPO una qualche forma di dubbio rimane impressa, a differenza della "pellicola madre" dove il falso era palese e stilistico. JOKERICO 7

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venerdì 12 febbraio 2010

BLACK SHEEP - PECORE ASSASSINE


[Black Sheep, Nuova Zelanda, 2006, Commedia, durata 87'] Regia di Jonathan King
Con Matthew Chamberlain, Nick Fenton, Sam Clarke, Eli Kent, Nathan Meister, Nick Blake, Oliver Driver, Danielle Mason, Peter Feeney, Glenis Levestam

"Nuova Zelanda. Henry Oldfield ha un trauma nel suo passato. Il fratello Angus, quando erano poco più che bambini, un giorno uccise una pecora e ne indossò il vello sanguinante per spaventarlo. Quella paura, legata anche a un doloroso avvenimento, è rimasta nell'intimo dell'ormai uomo Henry che torna dopo 15 anni di assenza alla fattoria ormai saldamente nelle mani del fratello. Il quale ha assoldato una scienziata perché proceda a esperimenti genetici mai tentati prima sulle pecore.
Quando Grant e la sua amica Experience, due animalisti convinti, riescono a entrare in possesso di uno degli agnelli sottoposti a sperimentazione l'orrore ha inizio. Grant viene infatti morso dall'animale e ha inizio la sua trasformazione in ovino carnivoro. Ben presto l'epidemia si diffonde e il numero delle pecore assetate di sangue si fa elevato. Toccherà proprio ad Henry, vincendo la sua fobia, a Experience e al fattore Tucker cercare di contrastare la loro ferocia." (mymovies.it)

Da una parte uno pensa al primo Peter Jackson, quello di FUORI DI TESTA o SPLATTERS e dall'altra all'ironia venefica, causa della morte dell'horror degli anni '90. BLACK SHEEP può essere collocato perfettamente nel mezzo di questi retropensieri e non si farebbe peccato a considerarlo nè carne nè pesce. Certo, le scene divertenti non mancano: una pecora alla guida di una camionetta, il rapporto sessuale tra Angus e "l'amata", la fuga simil Ulisse ma con "dazio", insomma, l'inventiva per divertire non è mancata, anche solo partendo dall'idea di considerare la pecora come protagonista maledetta. Però, naturalmente, Jackson era un'altra cosa: la presa in giro era cattiveria, lo splatter una ribellione ad anni di "non visto", le sceneggiature sapevano non controllarsi ed alzare continuamente l'asta dell'assurdo. BLACK SHEEP è troppo pulito e perbene per ambire alla cattiveria, abbastanza innocuo nel messaggio ambientalista-controambientalista e nient'affatto stupefacente nello splatter. Semplicemente mi è sembrato una cazzata. JOKERICO 5

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giovedì 11 febbraio 2010

BACIAMI ANCORA


[Baciami ancora , Italia, 2010, Drammatico, durata 138'] Regia di Gabriele Muccino
Con
Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Claudio Santamaria, Vittoria Puccini, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore, Daniela Piazza, Primo Reggiani, Francesca Valtorta, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi

"Carlo e Giulia si sono amati e odiati e traditi e ora, separati, condividono la figlia Sveva. Giulia ha un nuovo compagno, un attore, mentre Carlo ha tante donne e poco amore. Marco e la moglie hanno inseguito disperatamente il desiderio di un figlio e da quel fantasma si sono lasciati corrodere. Livia ha cresciuto Matteo da sola, Alberto ha perseguito l'indipendenza affettiva, Paolo è passato da una dipendenza ad un'altra. Il ritorno a Roma di Adriano, il padre di Matteo, dopo quasi dieci anni, li riunisce e li riporta alla fontana dei desideri, ma non c'è più acqua.." (mymovies.it)

Muccino torna ai suoi personaggi italiani, ai suoi caratteri tipici, alle sue crisi di nervi, all'isterismo delle sue litigate per raccontare il nuovo passaggio nella vita dei protagonisti de L'ULTIMO BACIO. Il ritmo sfrenato di quel film, lascia il posto all'amara riflessione delle occasioni perdute nella vita di chiunque, ai sogni raggiunti dalle "stesse" delusioni dalle quali si pensava di poter fuggire e vira ancora una volta al moralismo, all'ambizione del focolare domestico, però da poter odiare. Proseguendo il discorso dell'ULTIMO BACIO in un film di 138 minuti, inevitabilmente si perde in sintesi e compattezza e sotto la necessità del lungo sviluppo, tutte le storie mostrano la corda. Accorsi e la Puccini, nonostante il mestiere, sono vittime di un racconto troppo banale per non finire travolti nell'inutilità di un episodio che stancamente arriva a conclusione senza sorprese e con tentativi di sviluppo e approfondimento che divengono parentesi incomprensibili (il timore per la malattia, l'ambiente di lavoro), a ciò si aggiunga che il personaggio di Giulia è altro rispetto al film precedente (la rabbia è diventata inedia, il furore incertezza, la passione dolcezza) così come l'artificiosità di una fidanzata che c'è, va via, torna per poi andare via nuovamente. Favino mostra qualità da commediante di razza, ma il precipizio ridicolo del suo personaggio ne fa solo un pretesto comico, un angolo di alleggerimento circondato dalla cupezza del tutto. Cupezza, che trova il suo sfogo nel triangolo Santamaria-Impacciatore-Pasotti; l'errore qui è del tutto autoriale. Spettacolarizzare senza motivo un suicidio è un autogol che uno sceneggiatore non dovrebbe mai fare e renderlo un gioco o tentare la strada dannata e poetica, porta a galla il meccanismo dell'emozione a comando. Gradirei vedere Santamaria in questa forma nell'interpretazione di un personaggio diverso dal folle, dal drogato o dall'esagitato, così come consiglierei alla Impacciatore una scuola di dizione che finalmente possa correggere le sue E e le sue O, e gradirei sapere chi ha pensato la capigliatura di Pasotti. Ma le domande non finiscono qui: mi chiedo perché se di un personaggio non si ha idea di sviluppo, lo si debba riproporre e costringerlo a ripetere un percorso identico (mi riferisco a Marco Cocci)? Infine due parole su Muccino: l'America lo ha cancellato, impersonalità e invisibilità sono diventate le sue caratteristiche, del Muccino passato resta solo il nome, oggi si stenta a riconoscerne il tratto e vedere la scena nei sotterranei dell'ospedale, purtroppo per lui, fa ricordare quegli stessi ambienti ripresi con ben altra personalità da Ozpetek in SATURNO CONTRO. JOKERICO 5

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giovedì 4 febbraio 2010

WHAT WOMEN WANT


[What Women Want, USA, 2000, Commedia, durata 126'] Regia di Nancy Meyers
Con Mel Gibson, Helen Hunt, Marisa Tomei, Lauren Holly, Alan Alda

"Nick è il tipico maschiaccio che preferisce le compagnie maschili e che adora ascoltare i dischi di Frank Sinatra. Una sera cade nella vasca da bagno insieme ad uno asciugacapelli e l'elettricità gli regala un potere paranormale: sentire che cosa pensano le donne, cagnette comprese. La luccicanza sonora porta divertimento e una nuova sensibilità a Nick che, ben presto, si rivela un buon padre per la figlia adolescente e il miglior amico del gentil sesso. La sua nuova dote gli servirà anche per cercare di essere reintegrato sul posto di lavoro, visto che Darcy gli ha soffiato il posto di direttore creativo nell'agenzia per cui lavorava." (Film Tv)

Film simili suscitano una rabbia fuori dal comune. Si parte sempre da una idea abbastanza originale con un ventaglio ampio di strade da far intraprendere alla sceneggiatura e con lo scopo di non essere nè banali e neppure presuntuosamentwe originali: io spettatore, una volta venuto a conoscenza della storia, ho la possibilità di pensare alla trama più scontata come a quella "sicuramente" scartata per prima dagli sceneggiatori e invece... Non vi saranno mica le solite gag sui luoghi comuni del pensiero femminile? Si, ci sono. Non vi sarà il solito innamoramento apparentemente impossibile? Si c'è. Non vi sarà mica un litigio che allontanerà i protagonisti con cause "insormontabili"? Si, si. L'idea centrale del film non si risolverà mica in una sciocchezza al contrario? Meglio lasciarlo indovinare. A cosa serve un film come WHAT WOMEN WANT se non a soddisfare il desiderio ridicolo di vedere il macho Mel Gibson in calze da donna? Io abdico da questa forma di voyerismo fine a sè stessa. JOKERICO 5

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