giovedì 17 dicembre 2009

L' ULTIMA ECLISSI



[Dolores Claiborne, USA, 1995, Drammatico, durata 130'] Regia di Taylor Hackford
Con Kathy Bates, Jennifer Jason Leigh, Christopher Plummer, David Strathairn

"Dolores Claiborne (Kathy Bates) lavora da ventidue anni come domestica presso l'aristocratica Vera Donovan. La ricca signora è pignola e sempre pronta a rendere la vita impossibile alla povera Dolores, ma un giorno muore e della sua morte viene naturalmente accusata la domestica, dal cui passato riemerge, tra l'altro, il mai chiarito mistero della morte del marito. Torna anche la figlia Selena e, insieme con lei, Dolores ricorderà i capitoli più oscuri della sua vita." (FILM TV)

Il confronto con gli scritti di Stephen King non è mai semplice, perché se da un lato si ha a che fare con un grande romanziere, geniale nelle idee di base della sua opera, notevole nella descrizione e approfondimento dei personaggi, ma abbastanza banale nella chiusura delle sue storie, laddove sorge la necessità di tirare le somme del "discorso"; dall'altro, grandi autori hanno attinto dall'opera del maestro di Portland, ma ne hanno modificato e personalizzato le idee originarie, talvolta riuscendo addirittura ad andare oltre (Kubrick, De Palma). Quando invece ci si approccia a King soltanto col mestiere, con una sceneggiatura non "manipolata", diretta conseguenza di uno scritto, il risultato è sempre insoddisfacente perché dall'idea geniale, si ottiene un personaggio notevole che va a "sgonfiarsi" in una resa banale. Taylor Hackford, non sfugge a questo teorema, realizza il compitino di sfruttare un'ottima idea (Dolores è colpevole di entrambi gli omicidi o soltanto di uno? O è una innocente perseguitata? E il suo carattere è un movente? O una reazione al mondo? E' carnefice di un segugio che sembra non mollare mai o vittima di una persecuzione dovuta a un fallimento?) per una grandissima interprete ( Kathy Bates non tradisce mai, divenendo quasi un personaggio obbligatorio per un film tratto da King), in un contesto banale (l'aguzzino di Dolores è abbozzato manco fossimo in presenza di una comparsa e non con l'origine di tutto, l'interrogatorio finale è una scena di tale impersonalità e mancanza di polso da immalinconire per un progetto che meritava conclusione diversa, l'eclissi del titolo sembra una incombenza da espletare come corollario). JOKERICO 5

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lunedì 14 dicembre 2009

TROPA DE ELITE


[Tropa de Elite, Brasile, 2007, Azione, durata 115'] Regia di José Padilha
Con Wagner Moura, Caio Junqueira, André Ramiro, Milhem Cortaz, Luiz Gonzaga de Almeida, Fernanda de Freitas, Bruno Delia, Marcelo Escorel, André Felipe, Thelmo Fernandes

"Rio De Janeiro 1997. Qualche mese prima della visita del Papa in Brasile. Il capitano Nascimento è un membro del Bope, la squadra speciale di 100 uomini nata a Rio per combattere i narcotrafficanti nelle favelas e impedire che la polizia comune, corrotta fino al midollo, lasci la città in balìa di se stessa. Nascimento è stanco di questa vita sempre al limite, ed ora che sta per diventare padre ha deciso di lasciare. Non prima, però, di aver trovato un sostituto all'altezza. I candidati più quotati sembrano essere le reclute Matias e Neto, proprio i due che Nascimento ha appena salvato dai guai durante una pericolosa incursione nelle favelas. Ora si tratta solo di scegliere. Un compito che si rivelerà per lui drammaticamente semplice." (mymovies.it)


Lo scheletro del film sono i tre piani di interesse della sceneggiatura: il Bope, l'addestramento di Matias e Neto, e le favelas brasiliane. L'approccio a questi tre piani è molto diverso e di conseguenza la riuscita del film risente di questa scelta. L'addestramento dei due protagonisti è seguito con cura e passione, alcune scene di umiliazione vanno al di là di FULL METAL JACKET, ma sono funzionali allo spirito di un corpo militare parafascista che richiede un giuramento di fede più che di appartenenza, ci si spoglia di umanità per divenire membri di una setta statale (illuminante è la scena della sepoltura, dove sulla bara viene posta la bandiera brasiliana e su di questa, la bandiera del Bope, il segno distintivo di una vita e oltre). La promozione a membri del corpo militare rappresenta l'ingresso in guerra, il regista e gli autori non lesinano in descrizioni di interventi violenti, torture, omicidi, ma proprio su questo aspetto cominciano a comparire le prime crepe nella solida struttura. L'oggettività si dirada, le (re)azioni del Bope pur se ingiustificabili, divengono necessarie e uniche risposte ad un potere costituito da mercanti di morte e assassini. Tutto diviene relativo, dunque tutto legittimo, persino il ritratto delle favelas come covo esclusivo della feccia "brasiliana", senza alcuna distinzione tra povertà e illegalità. Alle favelas è lasciato il ruolo di campo di battaglia, della situazione di molte povere famiglie che nulla posseggono se non un baracca e che lo Stato ha abbandonato ai margini di una metropoli, non vi è traccia; la legge è il Bope, ma la giustizia? JOKERICO 7

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sabato 12 dicembre 2009

JENNIFER'S BODY


[Jennifer's Body, USA, 2009, Commedia, durata 102'] Regia di Karyn Kusama
Con Megan Fox, Amanda Seyfried, Johnny Simmons, Adam Brody, J.K. Simmons, Amy Sedaris, Chris Pratt, Juno Ruddell, Kyle Gallner, Cynthia Stevenson

"Rinchiusa nella cella d’isolamento di un istituto psichiatrico, la giovane Needy, ricorda come tutto è cominciato, a Devil’s Kettle, la cittadina di provincia dove abitava. Si parte quindi con un lungo flashback che costituisce il corpo del film: Needy è amicissima di Jennifer, la bomba sexy della scuola. Benché fidanzata con Chip, il classico bravo ragazzo, la poco appariscente Needy è preda di una sconfinata ammirazione per Jennifer, tanto da esserne sostanzialmente succube. Al Melody Lane, un localaccio, Jennifer è attratta da Nikolai, cantante di una sconosciuta rock band, i Low Shoulder. Uno strano e furibondo incendio si sviluppa mentre la band suona: è un massacro, ma Needy conduce in salvo Jennifer. Per poco, però. Sotto lo sguardo sconcertato di Needy, Jennifer se la svigna col disinvolto Nikolai. Quando Needy, tornata a casa, si ritrova di fronte l’amica coperta di sangue e affamata di carne cruda, sospetta che qualcosa di brutto sia successo. Quando Jennifer le vomita addosso un geyser di sangue, ne ha la certezza. Il giorno dopo tutto sembra normale, compresa Jennifer, ma Needy sa che non è così. Gli omicidi cominciano: a commetterli è Jennifer, che prima seduce e poi, in versione mostruosa, ammazza." (mymovies.it)

Chiaramente vedere questo JENNIFER'S BODY senza aver visto JUNO o ignorando la scrittura di Diablo Cody, potrebbe provocare orticarie. La trama è davvero una fesseria colossale e con un leggero impegno in più (anziché puntare sulle "specifiche" della sceneggiatrice), si sarebbe forse raggiunto il livello delle sottotrame o almeno l'acidità di alcune battute. A voler tirare le somme, gli unici apprezzamenti sono per i cocktail 11/09 coi colori della bandiera americana, che se agitato diviene marrone; per il gruppo rock Low Shoulder, per il loro rito satanico scaricato da internet, per il loro successo "di eroi della patria" e soprattutto per il finto reportage che li riguarda nei titoli di coda. Non c'è molto altro da dire, nulla di quella pruderie fraintesa fra trailer e foto "rubate" di scena, nulla la presenza di Megan Fox che continua ad essere esposta come mostro di bellezza fuori dal comune, ma mai come attrice, nulla la possibilità di sfruttare una festa da ballo "collegiale" nel ricordo di CARRIE, nulla di una tensione pulsante horror che poteva surrogare almeno alla mancanza di idee originali, nulla che l'incessante colonna sonora non possa coprire. JOKERICO 5

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lunedì 7 dicembre 2009

MOON


[Moon , Gran Bretagna, 2009, Fantascienza, durata 97'] Regia di Duncan Jones
Con Matt Berry, Robin Chalk, Dominique McElligott, Sam Rockwell, Kaya Scodelario, Kevin Spacey, Malcolm Stewart, Benedict Wong

"Sam Bell è vicino al termine del suo contratto con la Lunar dopo essere stato suo impiegato fedele per tre lunghi anni passati alla Selene, una base lunare in cui ha vissuto da solo, estraendo l'Helium 3, un prezioso gas che potrebbe risolvere il problema energetico della terra. Isolato, determinato e costante, Sam ha seguito le regole della base con rigore e il tempo è passato lentamente e senza eventi; inoltre, la solitudine gli ha offerto tempo per riflettere sul suo passato e per lavorare sul suo temperamento irascibile. Ma due settimane prima della partenza Sam comincia a vedere e sentire delle "cose" e ad avvertire strani sentimenti, un'operazione di routine va storta e Sam comincia a sospettare che la Lunar abbia dei piani molto originali per la sua sostituzione e per il suo imminente rientro." (FILM TV)


Un piccolo film con un'idea straordinaria: portare nel futuro l'idiozia sparagnina delle multinazionali (sfruttando i progressi scientifici e genetici) e la cialtronaggine del credo: spendere poco per guadagnare parecchio. Basterebbe solo questa idea a far di MOON un grande film, ma le sue qualità vanno anche oltre. Le riflessioni sulla solitudine non sono mai banali; la scoperta di un futuro e un passato falsi, fini a loro stessi, sono la morte dell'individuo, che però, nonostante l'annullamento del proprio essere, continua a lottare per la vita, sua e di una popolazione che come sempre ignora, abbindolata dalle ciance del potere, pronto a classificare il debole o come folle o come un immigrato. A lucidare la perla si aggiunga, quel gran bel vedere che sono le interpretazioni di Sam Rockwell, la scena magistrale della Terra vista dalla Luna come un miraggio o come una realtà distante pochi chilometri e un ricordo lontano e mai sbiadito delle ambientazioni di 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO (finalmente citazioni non offensive o pretestuose). Peccato solamente per l'incoerenza narrativa rappresentata dal computer Gerty, il solo buco nero del film, una macchina dai comportamenti inspiegabili, che comunica con la terra tradendo Sam, ma tradisce la multinazionale rivelando segreti; si oppone ma cede agli ordini, sa cosa sta per accadere e non farebbe nulla, insomma un coprotagonista incongruente. JOKERICO 7

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domenica 6 dicembre 2009

CADO DALLE NUBI


[ Italia, 2009, Commedia, durata 114'] Regia di Gennaro Nunziante
Con
Checco Zalone, Dino Abbrescia, Fabio Troiano, Giulia Michelini, Raul Cremona, Gigi Angelillo

"Checco sogna da sempre di diventare un cantante; la sua ragazza, stufa di aspettare che faccia qualcosa di concreto, lo lascia. Rimasto solo e deciso a giocare le carte del suo talento, Checco si trasferisce dal suo paesino della Puglia a Milano, dove s'innamora di Marika, figlia di un accanito leghista, e tenta di sfondare nel mondo della musica presentandosi a dozzine di provini." (FILM TV)

Solita storia italiana quella di costruire un "film" attorno al personaggio emergente, vuoi che siano i Costantino e Daniele di passaggio, vuoi un comico a turno dello Zelig. Credevo che i progressi di Ficarra&Picone potessero influenzare benevolmente le pellicole di tale filone e due sequenze di CADO DALLE NUBI risentono positivamente di questo corso; quando un po' di sana cattiveria fa capolino in territorio leghista e l'ormai "mitica" ampolla si mesce col piscio o nel "rifiuto" delle orecchiette da parte di un irresistibile Marescotti, vittima della sua normalità "nordista", a confronto con la follia dell'alieno Zalone, del suo lavoro e dei suoi certificati di malattia. Sono picchi di un film assolutamente nella norma mediocre del genere: la storiella d'amore, gli omosessuali, il candido che con la sua bontà otterrà tutto. Checco Zalone non è necessario al film, è una cornice col suo dialetto e la parlantina tipo Frassica arboriano, Giulia Michelini è una figurina bellissima e inconsistente, insomma meglio Zelig. JOKERICO 5

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sabato 5 dicembre 2009

DORIAN GRAY


[Dorian Gray, Gran Bretagna, 2009, Drammatico, durata 113'] Regia di Oliver Parker
Con Colin Firth, Ben Barnes, Rachel Hurd-Wood, Rebecca Hall, Emilia Fox, Ben Chaplin, Fiona Shaw, Caroline Goodall, Jo Woodcock, Maryam D'Abo

"Nella Londra Vittoriana arriva Dorian Gray, un giovane uomo di straordinaria bellezza e nobiltà. Sensibile e impressionabile, Dorian viene molto presto coinvolto e trascinato nel vortice della mondanità dal carismatico Lord Wotton, incallito fedifrago sposato a Lady Victoria. Colpito dal suo bel sembiante, il pittore Basil Hallward lo cattura nei colori e sulla tela. Il giorno dell'inaugurazione del ritratto, Dorian pronuncia un giuramento e il desiderio di restare giovane per sempre. Conteso dall'interesse di Lord Wotton e dall'amore di Hallward, Dorian dissipa la sua eterna e giovane vita tra bordelli e teatri, libertinaggio sfrenato e promesse di matrimonio, prostitute consumate e spose ripudiate, senza che il suo volto patisca il segno del vizio. A sfigurarsi e a insozzarsi è la sua anima, incorniciata e fissata sulle pareti di una casa troppo grande. Spaventato dal deperimento del ritratto, Dorian lo ripone in soffitta, lontano dallo sguardo dei gentiluomini e delle nobildonne che affollano insaziabili la sua esistenza e i suoi salotti. Mentre il tempo scorre e appassisce i volti e le volontà dei suoi amici, Dorian resta fedele alla sua bellezza e al suo diabolico patto. Soltanto l'amore per la figlia di Henry Wotton potrà redimerlo e annullare i malefici effetti del maligno." (mymovies)

Troppo facile scrivere che Oscar Wilde è un'altra cosa, ma forse non era esagerato attendersi almeno un esito decente. Il materiale nelle mani di Oliver Parker e Toby Finlay (sceneggiatore), è di quelli preziosi, uno dei brillanti più luminosi da far risplendere nelle mani di veri artisti. Cosa sarebbe stato, fra le grinfie di grandi coscienze cinematografiche, il confronto, i faccia a faccia con il dipinto? La discesa negli inferi del piacere e della lussuria? Il contrasto tra una nazione in guerra e i costumi dissoluti della nobiltà inglese? Il travaglio di chi scopre l'infelicità, in ciò che tutti desidererebbero? Il desiderio di invecchiare e morire, però dopo aver vissuto il tempo di mille vite e non conoscere più esperienze? L'amore omosessuale improvviso, impossibile e mortifero? L'attesa di un fratello dinanzi alla lapide della sorella, finalmente la possibilità di uccidere il responsabile della sua morte e infine confondersi per follia o reale follia? Ebbene tutto questo nel film non c'è. Ci sono invece effetti digitali risibili, ci sono soggettive del dipinto da mani nei capelli, attori in grado forse di sostenere una fotografia (Ben Barnes) e bravi attori relegati a pronunciare epigrammi (Colin Firth), ci sono orge degne di uno scandaloso film della Disney, c'è un finale scellerato, ma c'è soprattutto una superficialità allarmante nei confronti di un testo che è tutt'altro rispetto a tale rappresentazione cinematografica. JOKERICO 5

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mercoledì 2 dicembre 2009

LA FELICITA' PORTA FORTUNA


[Happy-Go-Lucky, Gran Bretagna, 2008, Drammatico, durata 118'] Regia di Mike Leigh
Con
Sally Hawkins, Alexis Zegerman, Andrea Riseborough, Samuel Roukin, Sinead Matthews, Kate O'Flynn, Sarah Niles, Eddie Marsan, Joseph Kloska, Sylvestra Le Touzel

"Londra non è solo pioggia e toni cupi ma ha anche un lato solare e colorato, quello rappresentato alla perfezione da Pauline, una giovane maestra elementare che solo a guardarla mette allegria. Poppy, così la chiamano tutti, è uno spirito libero, ama i vestiti kitsch e vive con l’amica del cuore, anche lei insegnante, in un piccolo delizioso appartamento nel nord della città. Passa le sue giornate preoccupandosi più del presente che del futuro e tra lezioni a scuola, lezioni di guida e lezioni di flamenco, Poppy ha raggiunto il perfetto equilibrio con se stessa e con gli altri. Non vive nelle fiabe ma tiene i piedi saldamente per terra senza mai perdere di vista la realtà, affrontando la vita quotidiana con un pizzico di ottimismo, con autoironia e spontaneità. Si sa, cuor leggero, Dio l'aiuta." (mymovies.it)

Un film lieve e leggero quanto la protagonista. Mike Leigh dipinge quasi un mondo fatato, dove c'è posto solo per il sorriso, l'amicizia, l'affetto e chi è al di fuori di questo universo non può che essere un folle. Tutto ruota attorno a Poppy e alla sua solarità, ogni rapporto prende vita dai suoi raggi, ogni avvenimento è comunque vittima della sua goia e anche il destino, che tenta di indebolirla, finirà con l'andare a sbattere contro questo muro di felicità. Il film sarebbe davvero una sciocchezza, una pellicola insensata e inutile, superficialmente affascinata dal microcosmo della protagonista, a volte fastidiosamente farsesca, senonché, tutto questo ottimismo, non si sa come ne perché avvolge e coinvolge; così se la storia d'amore passa in superficie quasi come dovuta, l'alterco con il soggetto della scuola guida, scuote. Sembra incredibile che un sorriso portato con così tanto orgoglio possa spegnersi, si prova quasi un bisogno ad intervenire e dunque a cancellare tutti i dubbi sull'esasperante buonumore della pellicola, ma il "muro" torna presto ad ergersi. Da Mike Leigh ci si aspetterebbe comunque ben altro. JOKERICO 6

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