lunedì 14 settembre 2009

PALERMO SHOOTING




"Finn è un fotografo tedesco di fama mondiale che conduce una vita frenetica. A un certo punto però, quando la complessità della sua esistenza gli sta sfuggendo di mano, decide di dare un taglio con tutto e si reca a Palermo. Nella città siciliana gli accadono strane cose e si trova inseguito da un uomo in cerca di vendetta. Ma nel frattempo gli si apre anche una nuova vita grazie a un incontro con una giovane restauratrice siciliana con la quale sboccia l'amore." (FILM TV)


Quando un regista si innamora di una città, dei suoi monumenti, dei suoi vicoli, delle sue miserie e delle sue ricchezze, può fare molti danni a sè stesso e al cinema, perché quell'amore trasfigurato in pellicola diviene una sequenza di cartoline con e per la città, con una storia in sottofondo. Ma quando un regista di culto, vittima del culto per la propria personalità, si innamora di una città, può fare disastri. PALERMO SHOOTING non sfugge a questa sacra regola; la storia è un ripiego, un ornamento in più alle tante foto dell'innamorato. E' impossibile appassionarsi alla storia di un fotografo che discorre con la Morte di analogico e digitale, di vita e morte (il parallelo è proprio questo!); certo il discorso può essere ampliato e approfondito con le solite riflessioni sulla rappresentazione della realtà, ma in "realtà", il film è la solita solfa di alta cultura autoriale alla Wenders sul rapporto tra fisico e metafisico, tangibile e intangibile che, non ha più nulla da dire o "indagare" al cinema. Forse in fotografia potrebbe avere un "altro" futuro, ma per ora solo Palermo conforta una visione altrimenti insostenibile. JOKERICO 5

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