mercoledì 21 ottobre 2009

REC




"Angela è una giovane reporter; per una notte è chiamata a seguire, con il suo cameraman, l’operato dei pompieri della città, nella speranza che un incendio le possa garantire una grande storia da raccontare. Quando alla centrale arriva la chiamata di un’anziana signora intrappolata nella sua casa, sembra presentarsi l’occasione perfetta. Arrivati sul posto, i vicini raccontano terrorizzati di urla spaventose provenienti dall’appartamento della vecchia signora. Angela ha finalmente una storia da inseguire…e sarà perfino troppo terrificante per poter essere raccontata." (comingsoon.it)


Nonostante i suoi successi in patria e il tentativo di elevare l'horror con stile e pulizia nel tratto, non ho mai sentito affinità col cinema di Balaguerò. Non amo lo splatter estremo se non condito con dosi abbondanti di ironia, ma la ricerca estenuante dell'atmosfera e dell' angoscia ambientale a scapito di una storia che non si incarti su sè stessa, sono essenzialmente lazzi stilistici di un autore che vuole essere riconosciuto come tale. NAMELESS per me è l'archetipo del brutto film horror, FRAGILE è la costruzione dell'ambizione. Dunque è con grande sorpresa che accolgo REC tra i miei film horror preferiti. Non so se è per l'influenza di un co-regista (Paco Plaza), non so se è per la cessione del ruolo di protagonista dal regista alla "telecamera", non so se è perché finalmente Balaguerò affronta di "pancia" una storia e non di mente, ma il suddetto film stupisce. Nulla è trattato in modo banale, a partire dall'oggetto telecamera: inizialmente mezzo per un servizio televisivo, poi ingombro per una situazione nella quale è strumento inutile, dannoso, poi veicolo di ambizione oltre la considerazione della realtà, infine necessità, perché laddove non vi è luce, la televisione dovrebbe "illuminare" la realtà. La costruzione "chiusa" del film permette poi l'analisi di altre tensioni come le accuse immediate per la "razza diversa dalla nostra" (i cinesi) o l'allontanamento e il timore, da e per, il malato. Il tutto servito da una sana tensione e un ottimo trucco. L'unico cruccio è il finale; il film poteva concludersi in maniera "aperta", invece la volontà di chiarire, di indagare, portano ad una spiegazione abbastanza banale e inutile, che stona col resto della pellicola. JOKERICO 7

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